
Non è soltanto tornata a crescere l'aspettativa di vita dopo la pandemia. In poco più di vent'anni è cambiata la mappa delle malattie che determinano mortalità e disabilità nel mondo: nel 2023 le patologie non trasmissibili hanno causato il 74% di tutti i decessi, contro il 58% del 2000.
Le nuove Stime globali sulla salute dell'Organizzazione mondiale della sanità, che analizzano oltre 160 malattie e cause di infortunio tra il 2000 e il 2023, fotografano una transizione epidemiologica ormai estesa anche alle aree più povere del pianeta. Per la prima volta, nei Paesi a basso reddito le malattie trasmissibili rappresentano meno della metà dei decessi.
Il cambiamento emerge anche dalla graduatoria mondiale delle cause di morte. Otto delle prime dieci sono oggi malattie non trasmissibili. Cardiopatia ischemica e ictus restano ai primi posti, ma crescono soprattutto il peso del diabete, delle demenze, delle malattie renali e dei disturbi mentali.
Demenze quinta causa di morte, decessi triplicati
Uno dei cambiamenti più marcati riguarda Alzheimer e altre demenze. Nel 2000 occupavano il diciannovesimo posto tra le cause di morte. Nel 2023 sono salite al quinto, con 2,1 milioni di decessi, il triplo rispetto a ventitré anni prima. Due morti su tre riguardano donne.
Anche il diabete continua a guadagnare peso. Nel 2023 ha provocato circa 2 milioni di decessi, più del doppio rispetto al 2000, con un aumento particolarmente rilevante del rischio di morte nel Sud-Est asiatico.
Le malattie renali sono passate invece dal diciassettesimo al nono posto, con una crescita dei decessi dell'86%. I tumori di trachea, bronchi e polmone hanno causato 1,8 milioni di morti, rispetto agli 1,1 milioni registrati all'inizio del secolo.
La cardiopatia ischemica rimane comunque la principale causa di morte al mondo: 9,5 milioni di decessi nel 2023, pari al 16% del totale, circa tre milioni in più rispetto al 2000. Seguono l'ictus, con 6,8 milioni di morti, e la broncopneumopatia cronica ostruttiva, con 3,6 milioni.
Hiv fuori dalla top ten, Covid sceso al quattordicesimo posto
Nello stesso periodo è diminuito il peso relativo di alcune delle grandi malattie infettive. I decessi per Hiv/Aids sono calati del 62% rispetto al 2000 e la malattia è passata dal settimo al ventiduesimo posto tra le cause di morte.
Anche la posizione del Covid-19 è cambiata rapidamente. Terza causa mondiale di morte nel 2020 e prima nel 2021, nel 2023 è scesa al quattordicesimo posto, con circa 900 mila decessi direttamente attribuiti alla malattia.
Le infezioni delle basse vie respiratorie rimangono invece la malattia trasmissibile con il maggiore impatto sulla mortalità globale: con 2,7 milioni di decessi occupano il quarto posto assoluto.
Due mappe della mortalità ancora molto diverse
La transizione verso le patologie croniche non procede però allo stesso ritmo ovunque. Nei Paesi ad alto reddito nove delle dieci principali cause di morte sono non trasmissibili, mentre nei Paesi a basso reddito sette appartengono ancora al gruppo delle malattie trasmissibili e delle condizioni materne, perinatali e nutrizionali.
Malaria, tubercolosi e Hiv/Aids continuano quindi a figurare tra le prime dieci cause nei Paesi più poveri. Nei Paesi ad alto reddito, al contrario, Alzheimer e altre demenze sono ormai la terza causa di morte.
Il risultato è una fotografia globale nella quale convivono due esigenze: continuare a contrastare le malattie infettive dove mantengono un'elevata mortalità e adattare sistemi sanitari costruiti in gran parte per rispondere alle patologie acute a una popolazione che vive più a lungo e accumula un carico crescente di malattie croniche.
Si vive di nuovo più a lungo, ma non altrettanto in salute
È in questo quadro che assume un significato diverso anche il recupero dell'aspettativa di vita. Nel 2023 quella globale ha raggiunto 73,3 anni, praticamente tornando ai 73,4 anni del 2019 dopo la caduta provocata dalla pandemia.
L'aspettativa di vita in buona salute ha recuperato più lentamente e si è fermata a 62,8 anni, ancora 0,4 anni sotto il livello precedente al Covid.
Il divario tra durata della vita e anni vissuti in buona salute diventa così una delle conseguenze della nuova struttura della malattia globale. Non basta recuperare gli anni persi durante la pandemia: la pressione crescente di cardiovascolari, diabete, demenze e disturbi mentali sposta progressivamente l'attenzione dalla sola sopravvivenza alla quantità di vita trascorsa senza malattia e disabilità.




Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.