
La libera scelta del medico di famiglia rischia di diventare sempre più difficile da esercitare. Da una parte pesa la carenza di professionisti, che in molti territori riduce concretamente le possibilità per il cittadino di trovare un medico con posti disponibili. Dall'altra rimane aperto il confronto sul futuro assetto della medicina generale e sull'ipotesi di introdurre forme di dipendenza dal Servizio sanitario nazionale accanto all'attuale rapporto convenzionale.
A riportare il tema al centro del confronto è Antonio Gaudioso, professore di Management della Salute alla Luiss Guido Carli e già presidente di Cittadinanzattiva, intervenuto alla giornata inaugurale dell'85° Congresso nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), dove ha ricevuto il Premio Mario Boni 2026.
"La libera scelta del medico di famiglia è un principio a rischio", ha affermato Gaudioso, indicando tra le possibili minacce "l'idea di 'scorciatoie' da parte dell'amministrazione che possono portare direttamente all'assunzione dei medici di medicina generale".
La carenza restringe già la possibilità di scegliere
Il principio della libera scelta è uno degli elementi che caratterizzano l'attuale modello della medicina generale. Il cittadino individua il proprio medico tra i professionisti disponibili nell'ambito territoriale di riferimento e il rapporto si fonda sulla possibilità di mantenere nel tempo il proprio curante, salvo revoca o altre condizioni previste dalle regole del Servizio sanitario.
Ma perché la scelta sia effettiva occorre che esista un numero sufficiente di professionisti tra i quali esercitarla. La riduzione del numero dei medici di famiglia registrata negli ultimi anni ha reso questo passaggio più difficile in diversi territori, aumentando anche il numero degli assistiti seguiti dai professionisti disponibili.
È il primo rischio individuato da Gaudioso: la libera scelta può rimanere formalmente garantita ma diventare molto più limitata quando gli elenchi dei medici disponibili si restringono.
Il diritto del cittadino a individuare il proprio curante sulla base della fiducia, ha osservato, è minacciato "da una parte dall'impossibilità fisica di trovare posti liberi e dall'altra dalla tendenza a centralizzare l'assistenza".
"Il rapporto fiduciario è un capitale"
Sul secondo versante entra direttamente il confronto sul modello organizzativo della medicina generale. Il medico di famiglia opera attualmente all'interno del Servizio sanitario attraverso un rapporto convenzionale, disciplinato dall'Accordo collettivo nazionale e dagli accordi territoriali. Nel corso del 2026 proprio la possibilità di affiancare a questo modello un canale di lavoro dipendente è stata al centro di un duro confronto tra Fimmg, Governo e Regioni. Gaudioso lega la questione alla particolare natura del rapporto tra medico e assistito.
"Il medico di famiglia non è un soggetto tecnicamente dipendente dall'amministrazione, ma è al servizio della più ampia garanzia del diritto alla salute", ha sottolineato. "In un contesto di difficoltà di presenza sul territorio il rapporto fiduciario è un capitale che non può essere messo in discussione".
La posizione si inserisce in un confronto ancora aperto sul modo in cui integrare maggiormente la medicina generale nella nuova assistenza territoriale senza perdere le caratteristiche proprie del rapporto convenzionale.
Il confronto sulla dipendenza resta aperto
La Fimmg ha già espresso nel corso dell'anno la propria contrarietà all'introduzione di un canale dipendente, rivendicando la convenzione come modalità specifica di esercizio della medicina generale nel Servizio sanitario. Il sindacato collega la difesa del modello convenzionale proprio al mantenimento della libera scelta e del rapporto fiduciario con l'assistito. Il tema si intreccia con la costruzione delle Case della Comunità e con la necessità di garantire una presenza più strutturata dei professionisti all'interno della nuova organizzazione territoriale.
La questione diventa quindi come conciliare integrazione organizzativa, presenza nelle strutture territoriali e autonomia del rapporto tra medico e paziente.
Per Gaudioso la risposta non può passare attraverso una soluzione che metta in secondo piano quest'ultimo elemento. La difficoltà di trovare un medico e la riorganizzazione dell'assistenza territoriale pongono problemi differenti, ma finiscono per convergere sullo stesso punto: quanto spazio resterà alla possibilità del cittadino di scegliere il professionista al quale affidare nel tempo la propria assistenza.
"Il Fondo sanitario 2026 non è ancora stato ripartito"
Nel suo intervento Gaudioso ha richiamato anche un secondo problema, quello dei rapporti tra Stato e Regioni e dei tempi necessari per assumere decisioni che incidono sull'organizzazione sanitaria.
"Per i provvedimenti che hanno a che fare con il diritto alla salute è necessaria l'intesa e questo può portare a rallentamenti o blocchi che in alcuni casi durano anni", ha affermato. Il professore della Luiss ha indicato come esempio il riparto delle risorse del Servizio sanitario.
"Siamo ai primi di ottobre e il Fondo 2026, che dovrebbe essere disponibile dal primo gennaio, non è ancora stato ripartito", ha sottolineato Gaudioso. "Non si può tenere in ostaggio fino a ottobre dell'anno di riferimento, bloccando la possibilità di fare innovazione con risorse già allocate dallo Stato".
Il tema delle risorse si aggiunge così a quello della riorganizzazione dell'assistenza primaria. Per la medicina generale il confronto non riguarda soltanto lo status giuridico dei professionisti, ma anche la possibilità di programmare servizi e innovazione con tempi compatibili con le esigenze del territorio.




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