
Il cambio generazionale alla guida della FIMMG è evidente. Niccolò Biancalani, 44 anni, succede a Silvestro Scotti, che assume la presidenza della Federazione, alla testa di un esecutivo dall'età media di 48 anni. Ma il dato anagrafico, da solo, dice poco sulla direzione che prenderà il principale sindacato della medicina generale. Per provare a comprenderla, più che alle dichiarazioni di insediamento conviene guardare a ciò che il nuovo segretario ha fatto negli anni alla guida della FIMMG Toscana. Ne emerge il profilo di un dirigente favorevole alla trasformazione dell'assistenza territoriale, purché questa avvenga attraverso la contrattazione e senza mettere in discussione l'autonomia del medico convenzionato.
La Toscana come laboratorio sindacale
Il precedente più significativo è l'Accordo integrativo regionale sottoscritto nell'agosto 2025. L'intesa ha previsto una maggiore integrazione dei medici di famiglia nelle Case della Comunità, il rafforzamento delle Aggregazioni funzionali territoriali (AFT) e incentivi per il personale infermieristico e amministrativo degli studi. Non si tratta di un dettaglio. In una fase in cui la riforma dell'assistenza territoriale incontra difficoltà organizzative e resistenze professionali, Biancalani ha scelto di negoziare le condizioni della partecipazione dei medici anziché contestare l'impianto delle nuove strutture.
Questa impostazione era emersa già nel marzo 2025, quando la FIMMG Toscana aveva annunciato un accordo per portare la diagnostica di primo livello negli ambulatori di medicina generale. L'obiettivo era quello di coinvolgere circa 500 medici in prestazioni come ecografie, spirometrie, elettrocardiografia ed emogasanalisi, contribuendo anche alla gestione delle liste d’attesa. La scelta rivela una concezione della medicina generale che non si limita alla difesa delle prerogative professionali, ma cerca di ampliarne le funzioni attraverso investimenti, personale e strumenti diagnostici.
Naturalmente, il modello toscano non può essere trasferito automaticamente al resto del Paese. Le condizioni organizzative e le risorse disponibili variano sensibilmente tra i servizi sanitari regionali. Ma l'esperienza offre un'indicazione sul metodo che il nuovo segretario potrebbe portare al tavolo nazionale: utilizzare gli accordi per rendere praticabili le trasformazioni già previste.
Innovazione sì, dipendenza no
La disponibilità al cambiamento incontra però un limite molto preciso: il rapporto convenzionale. Nell'aprile 2026 Biancalani ha criticato duramente il progetto di riforma della medicina generale presentato dal ministro Orazio Schillaci, contestando in particolare l'ipotesi di un doppio canale tra convenzione e dipendenza. La sua obiezione non riguardava la presenza dei medici nelle Case della Comunità, che in Toscana aveva contribuito a organizzare, ma l'idea che per realizzarla fosse necessario modificare il rapporto giuridico dei professionisti.
È probabilmente questo il tratto più riconoscibile della sua posizione: difendere la convenzione non come alternativa alla riorganizzazione, ma come strumento attraverso il quale realizzarla. Per il confronto con Governo e Regioni la distinzione è sostanziale. Non è detto che la nuova FIMMG assuma una posizione meno conflittuale della precedente. È possibile, invece, che concentri il confronto sulle condizioni economiche, contrattuali e organizzative necessarie a far funzionare il modello territoriale, mantenendo una forte opposizione alle modifiche dello status professionale.
Dalle Case della Comunità alle AFT
Un altro elemento ricorrente nelle posizioni di Biancalani è la centralità delle AFT. Nel comunicato successivo all'elezione, il nuovo segretario le indica come riferimento organizzativo della medicina generale e invita a evitare che le Case della Comunità si trasformino in semplici servizi di guardia medica diurna.
La distinzione è importante. Una cosa è assicurare ore di presenza dei medici in una struttura; un'altra è costruire percorsi assistenziali per i pazienti cronici, integrare i professionisti e garantire continuità nella presa in carico. L'esperienza toscana suggerisce che Biancalani consideri le Case della Comunità una componente della rete territoriale, non necessariamente il luogo nel quale concentrare tutta l'attività del medico di famiglia. Il rafforzamento degli studi e delle AFT potrebbe quindi diventare il contrappeso organizzativo alla crescita delle nuove strutture previste dal PNRR.
Resta da vedere se questa impostazione riuscirà a tradursi in regole nazionali sufficientemente flessibili da adattarsi a territori molto diversi.
Una continuità meno scontata di quanto sembri
Il passaggio da Scotti a Biancalani non presenta, almeno per ora, i caratteri di una rottura. Il segretario uscente rimane nella dirigenza come presidente e il programma FIMMG Orizzonte 2030 rivendica esplicitamente continuità e rinnovamento. Tuttavia, la continuità degli obiettivi non implica necessariamente quella dei metodi.
Biancalani porta alla segreteria nazionale l'esperienza di una contrattazione regionale che ha cercato di anticipare alcune trasformazioni dell'assistenza territoriale. Ha inoltre mostrato di distinguere tra gli strumenti organizzativi della riforma, che considera utilizzabili, e le modifiche al rapporto professionale, sulle quali ha espresso una netta opposizione. È su questa distinzione che potrebbe misurarsi la sua capacità di imprimere una direzione alla Federazione.
Il banco di prova dell'ACN
Il primo appuntamento sarà il rinnovo dell'Accordo collettivo nazionale 2025-2027. Biancalani ha già indicato tra le priorità risorse strutturali, personale di studio, diagnostica, sviluppo delle AFT e maggiori tutele per genitorialità e assistenza familiare.
Ma nel suo intervento di insediamento compare anche una previsione meno consueta nel dibattito sindacale: il rischio che nei prossimi tre o quattro anni si possa determinare un eccesso di professionisti rispetto al fabbisogno. È un'affermazione che richiederà dati e approfondimenti, soprattutto alla luce delle attuali difficoltà di copertura degli incarichi in molte aree del Paese.
Se confermata da analisi sul ricambio generazionale e sulla distribuzione territoriale dei medici, questa prospettiva potrebbe incidere sulle politiche di accesso alla professione e sulla stessa contrattazione. Per ora, la conclusione più prudente è che la FIMMG di Biancalani non sembra destinata a rinunciare ai principi tradizionali della rappresentanza dei medici di famiglia. Potrebbe però cercare di dimostrare, attraverso gli accordi e l'organizzazione del lavoro, che quei principi sono compatibili con una trasformazione profonda dell'assistenza territoriale.
La differenza, in definitiva, non sarà tra conservazione e cambiamento, ma tra una riforma subita e una riforma negoziata.




Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.