
I medici di famiglia continuano a diminuire mentre cresce il numero di pazienti affidati a ciascun professionista. In Italia stanno scendendo sotto quota 37mila, contro i 43mila di sette anni fa, e oltre la metà ha già superato il massimale teorico di 1.500 assistiti. A lanciare l'allarme è Silvestro Scotti, segretario nazionale della Fimmg, dal congresso della Federazione in corso a Villasimius.
"Siamo troppo pochi a fronte di una popolazione che invecchia rapidamente e ha un numero sempre maggiore di bisogni di cura", afferma Scotti. Per invertire la tendenza, secondo il segretario Fimmg, occorre rendere nuovamente attrattiva la medicina generale, intervenendo sulle risorse ma anche sulle condizioni contrattuali.
Oltre metà dei medici sopra i 1.500 assistiti
La riduzione del numero dei professionisti si traduce in un aumento del carico di lavoro per chi rimane in attività. Secondo i dati indicati da Fimmg, più del 50% dei medici di famiglia assiste ormai un numero di pazienti superiore al massimale teorico di 1.500.
A pesare nei prossimi anni sarà anche l'uscita dal lavoro delle fasce professionali più anziane. L'età fino alla quale i medici di famiglia possono volontariamente proseguire l'attività è stata portata a 73 anni, ma per Scotti si tratta soltanto di un rinvio del problema.
"Per quanto posticipata, anche per loro la pensione arriva", osserva. Le situazioni più critiche riguarderebbero alcune Regioni, tra cui Lazio e Campania. In quest'ultima, secondo Scotti, il prossimo anno potrebbe andare in pensione circa un terzo dei medici di famiglia.
Scotti: "Accelerare sul nuovo Accordo collettivo"
Fimmg collega la tenuta degli organici anche alla capacità di offrire ai giovani condizioni professionali e contrattuali più definite. Il confronto con quanto avvenuto per la dirigenza sanitaria è immediato: mentre all'Aran è stata appena sottoscritta la pre-intesa per il Ccnl dell'Area Sanità 2025-2027, per la medicina generale l'Accordo collettivo nazionale è ancora fermo al 2024.
"Dobbiamo accelerare verso una chiusura rapida dell'Accordo collettivo nazionale, perché quello attualmente in vigore è fermo al 2024", afferma Scotti. "Ne va anche dell'attrattività di una professione che si sta riducendo in modo preoccupante in termini numerici".
Secondo il segretario Fimmg, anche i medici di famiglia avrebbero potuto avviare il percorso verso il nuovo accordo se fosse stato approvato l'Atto di indirizzo, necessario per aprire la trattativa.
"Se trasferiamo il messaggio di una professione dai contorni contrattuali incerti, è chiaro che un giovane va a cercare lavoro altrove", avverte Scotti. Una condizione che rende più difficile anche affidare alla medicina generale nuove funzioni nell'assistenza territoriale: "In questo contesto, ogni compito che aggiungi in più diventa un compito che fa scappare il medico".
Per Fimmg, dunque, la questione degli organici e quella del rinnovo contrattuale procedono insieme: senza nuove risorse e una prospettiva professionale definita, il ricambio generazionale rischia di non compensare le uscite previste nei prossimi anni.




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