
L'offerta vaccinale destinata alla popolazione adulta è diventata progressivamente più ampia, ma alla disponibilità di strumenti di prevenzione non corrispondono ancora livelli di copertura adeguati. Il problema non è dunque individuare quali vaccinazioni siano realmente importanti, ma riuscire a farle arrivare alle persone che possono beneficiarne.
A richiamare l'attenzione sulla distanza tra opportunità disponibili e adesione è Giovanni Gabutti, professore ordinario di Igiene all'Università di Ferrara e componente della Società italiana di Igiene, Medicina preventiva e Sanità pubblica (SItI). Le vaccinazioni da considerare nell'adulto sono diverse e riguardano malattie che possono avere un impatto particolarmente significativo con l'avanzare dell'età.
"Per quanto riguarda le vaccinazioni dell'adulto, noi dobbiamo dire che sono tutte importanti", spiega Gabutti. "Facciamo un brevissimo elenco: l'antinfluenzale, la vaccinazione contro il pneumococco, la vaccinazione contro l'herpes zoster, meglio conosciuto come fuoco di Sant'Antonio. La novità è la vaccinazione contro il virus respiratorio sinciziale. Sono tutte importanti".
Non soltanto prevenire l'infezione
Nella popolazione adulta e anziana la vaccinazione non serve soltanto a ridurre il numero delle infezioni. Con l'età e con l'eventuale presenza di altre patologie aumenta infatti il peso delle possibili complicanze, che possono tradursi in conseguenze cliniche più importanti.
"C'è una consapevolezza dell'importanza di queste vaccinazioni perché permettono di prevenire patologie infettive ad alto impatto sia in termini di morbosità, cioè di numerosità di casi, sia di possibili complicanze nella popolazione adulta anziana", sottolinea Gabutti.
Alla consapevolezza del valore della prevenzione non corrisponde però ancora un'adesione sufficiente. È qui che emerge la distanza tra ciò che il sistema sanitario mette a disposizione e il numero di persone che effettivamente utilizzano questa opportunità. "Purtroppo non abbiamo un corrispettivo in termini di buone coperture vaccinali", osserva il professore.
Vaccini disponibili da tempo, adesione ancora insufficiente
Con l'eccezione della vaccinazione contro il virus respiratorio sinciziale, entrata più recentemente nell'offerta, non si tratta di strumenti nuovi. Influenza, pneumococco ed herpes zoster fanno già parte delle strategie vaccinali rivolte alla popolazione adulta.
La questione, quindi, non riguarda soltanto l'introduzione di nuovi vaccini. Una parte importante della sfida consiste nel trasformare opportunità già previste dal calendario in vaccinazioni realmente effettuate.
"Sono vaccinazioni, esclusa quella per il virus respiratorio sinciziale, da tempo inserite nel nostro calendario vaccinale", ricorda Gabutti. "Però occorre essere consapevoli che le coperture raggiunte non sono assolutamente né ottimali né uniformi a livello del territorio nazionale".
Il dato territoriale introduce un ulteriore elemento. Una copertura complessivamente insufficiente può infatti nascondere differenze nell'adesione e nella capacità dei servizi di raggiungere la popolazione nelle diverse aree del Paese.
Rendere più uniforme l'accesso
L'ampliamento dell'offerta vaccinale nell'età adulta sposta così progressivamente l'attenzione dalla disponibilità dei vaccini alla capacità di raggiungere concretamente le persone alle quali sono raccomandati. "Da questo punto di vista molto lavoro resta da fare proprio per rendere più uniforme l'accesso a queste vaccinazioni e innalzare le coperture vaccinali", conclude Gabutti.
La disponibilità di un vaccino è dunque soltanto il primo passaggio. Il secondo è garantire che l'offerta sia accessibile e riesca a tradursi in coperture adeguate e più omogenee sul territorio nazionale.




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