
Non esiste una singola misura capace di aumentare da sola le coperture vaccinali. Chiamata attiva, raccomandazione del medico, facilità di accesso e possibilità di utilizzare le diverse occasioni di contatto con il sistema sanitario devono piuttosto diventare parti dello stesso percorso. Il punto di partenza è rendere le persone consapevoli delle vaccinazioni alle quali hanno diritto. Quello di arrivo è evitare che siano lasciate sole a capire dove e come vaccinarsi.
È questa l'indicazione di Giovanni Gabutti, professore ordinario di Igiene all'Università di Ferrara e componente della Società italiana di Igiene, Medicina preventiva e Sanità pubblica (SItI).
Alla domanda su quale tra chiamata attiva, cosomministrazione, consiglio del curante e maggiore facilità di accesso possa incidere maggiormente sulle coperture, la risposta è netta: "In realtà tutte e quattro le azioni che ha elencato".
"Bisogna aumentare la consapevolezza della disponibilità dei vaccini"
Il primo ostacolo può presentarsi ancora prima dell'accesso ai servizi. Una persona deve sapere che una determinata vaccinazione è prevista per la sua età o condizione e conoscere le modalità con cui può riceverla.
"Comincerei dal fatto che la prima cosa su cui insistere molto è aumentare la consapevolezza da parte dell'utenza della disponibilità dei vaccini, del fatto che questi vaccini sono inseriti nel Piano nazionale di prevenzione vaccinale", spiega Gabutti. "In quanto tali appartengono ai livelli essenziali di assistenza e quindi possono e devono essere offerti in maniera attiva e gratuita. Questo è il primo punto".
L'offerta attiva assume quindi un significato diverso dalla semplice disponibilità del vaccino. Non basta che la prestazione esista all'interno del sistema sanitario. L'informazione deve raggiungere la persona che ne può beneficiare e metterla nelle condizioni di utilizzarla.
Il consiglio del medico resta determinante
Il secondo elemento è il rapporto con i professionisti sanitari. E non soltanto con il medico di medicina generale. Per Gabutti ogni contatto con un medico può diventare un'occasione per trasmettere un messaggio di prevenzione.
"È chiaro che anche da indagini pubblicate non solo in Italia ma a livello internazionale il ruolo che ha il medico in generale, quindi di qualsiasi competenza, nel veicolare messaggi scientificamente corretti ma semplici, che inducano a un approccio favorevole alla vaccinazione, è fondamentale". La comunicazione deve quindi riuscire a tenere insieme correttezza scientifica e comprensibilità.
"Noi operatori sanitari dobbiamo avere la capacità proprio di informare in maniera adeguata, semplice, scientificamente corretta i nostri assistiti, in modo tale che richiedano e vogliano accedere alla prevenzione vaccinale".
Il consiglio del curante può dunque favorire l'adesione, ma deve essere seguito dalla possibilità concreta di vaccinarsi. È il passaggio che collega la comunicazione all'organizzazione dell'offerta.
"Occorre facilitare il percorso vaccinale"
Su questo punto Gabutti insiste in particolare. Una persona convinta dell'utilità della vaccinazione non dovrebbe essere costretta a ricostruire autonomamente il percorso, cercando il servizio disponibile o passando da una struttura all'altra.
"Occorre facilitare il percorso vaccinale, è indubitabile", afferma. "E questo vuol dire creare dei percorsi o verso i centri vaccinali della sanità pubblica, dell'Igiene e sanità pubblica, o sfruttare le varie occasioni opportune che nei diversi ambiti territoriali possono essere disponibili: la vaccinazione in ospedale, se possibile, un accesso privilegiato presso il medico di medicina generale". Non necessariamente, però, la stessa organizzazione può funzionare ovunque.
"Bisogna trovare delle soluzioni. Non esiste una risposta univoca, cioè un modello che si applichi sempre e comunque in tutto il territorio nazionale, ma occorre adeguarsi a quelle che sono le diverse disponibilità operative locali".
La pluralità dei modelli territoriali non dovrebbe tradursi, secondo Gabutti, in un percorso incerto per il cittadino. Servizi vaccinali, medicina generale e ospedale possono avere pesi differenti, purché l'accesso finale rimanga riconoscibile e semplice.
Un percorso definito per ogni assistito
Torna quindi il tema della collaborazione tra professionisti e strutture. La frammentazione dell'offerta rischia di trasformarsi in una barriera se il cittadino riceve l'indicazione a vaccinarsi ma non sa quale sia il passaggio successivo.
"Da questo punto di vista il lavoro di squadra a cui facevo riferimento prima è effettivamente fondamentale", sottolinea Gabutti. "Bisogna lavorare in squadra, veicolare i messaggi corretti perché siamo tutti orientati nello stesso modo e, nello stesso tempo, trovare dei percorsi facilitanti per questo soggetto".
Il risultato dovrebbe essere un sistema nel quale la complessità organizzativa rimanga alle strutture e non venga trasferita sulla persona.
"Ogni utente deve avere un percorso ben definito verso la vaccinazione, senza avere necessità di doversi informare e quindi trovarsi nella necessità di spostarsi da una struttura all'altra".
Aumentare le coperture, in questa prospettiva, significa quindi intervenire contemporaneamente su informazione, fiducia e organizzazione: far sapere che la vaccinazione è disponibile, raccomandarla nel rapporto con il medico e rendere semplice il passaggio dalla raccomandazione alla somministrazione.




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