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Autonomia sanitaria, quattro Regioni potranno cambiare le tariffe

Via libera del Governo alle intese con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. Più poteri su rimborsi, investimenti, personale e fondi integrativi. Ora il Parlamento.
Sanità regionale
Istituzioni

L'autonomia differenziata entra in una nuova fase anche per la sanità. Il Consiglio dei ministri del 13 ottobre ha approvato i disegni di legge che recepiscono le intese con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, prevedendo maggiori margini di gestione delle risorse sanitarie. Tra le novità figurano la possibilità di stabilire tariffe diverse da quelle nazionali, una maggiore autonomia negli investimenti e nuove facoltà di impiego dei fondi destinati al personale.

Il provvedimento riguarda la materia tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica e dovrà ora essere esaminato dal Parlamento. Non si tratta quindi di competenze già trasferite: l'effettiva applicazione delle intese dipenderà dall'approvazione delle relative leggi e dalle successive condizioni attuative.

Tariffe sanitarie e investimenti: cosa cambia per le Regioni

Una delle principali novità riguarda la possibilità di definire tariffe di rimborso e remunerazione delle prestazioni sanitarie differenti da quelle nazionali. Le quattro Regioni potranno introdurre valori diversi, sostenendone gli eventuali maggiori oneri con risorse dei propri bilanci.

La facoltà non sarà esercitabile senza condizioni. Gli schemi di intesa prevedono il rispetto dei Livelli essenziali di assistenza (LEA), l'intesa con i ministeri della Salute e dell'Economia e le verifiche degli organismi nazionali competenti per il monitoraggio dell'assistenza sanitaria e degli adempimenti regionali.

Sul fronte degli investimenti, le Regioni potranno gestire con maggiore autonomia le risorse statali destinate al patrimonio edilizio e tecnologico delle aziende sanitarie. L'obiettivo è consentire una programmazione più direttamente collegata alle esigenze delle singole reti assistenziali, mantenendo i vincoli previsti dalla normativa e dalle intese.

Personale sanitario, prestazioni aggiuntive e fondi integrativi

Le intese prevedono anche una maggiore flessibilità nell'impiego delle risorse per il personale. Le Regioni potranno destinare fondi all'assunzione di professionisti sanitari oppure all'incremento delle prestazioni aggiuntive, nell'ambito delle condizioni stabilite per l'esercizio delle nuove competenze.

Un'altra disposizione consente di utilizzare in altri settori della spesa sanitaria le economie realizzate sulle risorse nazionali vincolate, ma soltanto dopo aver attestato il raggiungimento degli obiettivi per i quali erano state assegnate.

È inoltre prevista la possibilità di istituire e gestire fondi sanitari integrativi regionali. Si tratta di una facoltà distinta dal finanziamento ordinario del Servizio sanitario nazionale e che dovrà essere esercitata nel rispetto delle garanzie e dei vincoli previsti dalle intese.

Finanziamento del SSN e LEA, i limiti della nuova autonomia

L'attribuzione di ulteriori competenze non modifica il finanziamento complessivo del Servizio sanitario nazionale né i criteri nazionali di ripartizione delle risorse. Le intese prevedono la neutralità degli effetti finanziari per lo Stato e per le altre Regioni, compresi quelli relativi alla mobilità sanitaria.

L'efficacia delle nuove facoltà è inoltre subordinata al mantenimento dell'equilibrio economico-finanziario dei servizi sanitari regionali e alla corretta erogazione dei LEA, con verifiche periodiche e monitoraggi trimestrali.

Per ciascuna intesa è prevista una Commissione paritetica tra Stato, Regione e autonomie locali, incaricata di verificare annualmente l'attuazione degli accordi e valutarne gli effetti finanziari. Le intese avranno durata decennale, con possibilità di rinnovo secondo le modalità stabilite.

Il passaggio parlamentare sarà dunque decisivo per definire l'entrata in vigore delle nuove competenze. Sul piano sanitario, la portata dell'autonomia differenziata riguarderà soprattutto la capacità delle Regioni interessate di utilizzare strumenti finanziari e organizzativi più flessibili, senza modificare le garanzie nazionali di assistenza e il sistema di finanziamento del SSN.

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