
Cambiano le tariffe con cui il Servizio sanitario remunera specialistica ambulatoriale e assistenza protesica. Il nuovo decreto Salute-Mef interviene soprattutto sulle prestazioni per le quali i costi rilevati risultavano superiori alla remunerazione prevista e sostituisce il contestato tariffario del 2024.
Il decreto del 7 agosto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 settembre ed è entrato in vigore il 21 settembre. Le nuove tariffe costituiscono il riferimento massimo nazionale per tutte le Regioni e le Province autonome.
Il provvedimento arriva dopo il contenzioso sul decreto del 25 novembre 2024, impugnato da numerosi ricorrenti. Il Tar Lazio ne aveva disposto l'annullamento con efficacia differita di 365 giorni dal deposito delle prime sentenze, avvenuto il 22 settembre 2025. I ministeri hanno a loro volta impugnato le decisioni. Per sostenere l'aggiornamento sono stati vincolati 100 milioni di euro nel 2026 e 183 milioni l'anno a partire dal 2027.
Le nuove tariffe valgono per le prescrizioni dal 21 settembre
La data spartiacque è quella della prescrizione. I nuovi valori si applicano alle prestazioni di specialistica ambulatoriale e protesica prescritte dal 21 settembre, mentre le ricette specialistiche continuano ad avere una validità massima di 180 giorni, salvo eventuali termini inferiori stabiliti a livello regionale. Se la prestazione viene prenotata entro la scadenza, la ricetta resta valida fino alla sua effettiva erogazione.
Per la specialistica le tariffe sono omnicomprensive e rappresentano il massimo a carico del Fondo sanitario. Costituiscono inoltre il riferimento per la compensazione della mobilità tra Regioni. Sono possibili importi superiori, ma nel rispetto delle condizioni previste per l'equilibrio dei bilanci sanitari regionali.
La revisione nasce da una nuova rilevazione dei costi. Il ministero ha raccolto schede relative a 122 strutture, 63 private accreditate e 59 pubbliche, alle quali si sono aggiunte altre 32 strutture con dati considerati indicativi. Le informazioni provenivano complessivamente da 15 Regioni. Dopo i controlli di completezza e coerenza, 63 strutture sono state ritenute idonee alle elaborazioni finali.
Prime visite, il riferimento medio sale a 26 euro
Uno degli interventi più significativi riguarda le prime visite specialistiche. La relazione individua nel costo del personale medico la componente principale della prestazione e porta la tariffa delle prime visite mediamente a 26 euro, collegando la revisione anche alla necessità di mantenere un'offerta sufficiente e tempi di attesa adeguati.
Tra gli esempi riportati nel nuovo tariffario, la prima visita neurologica viene remunerata 26 euro. Per le visite che comprendono ulteriori prestazioni il valore aumenta in funzione dei relativi costi.
La revisione riguarda anche diversi settori della diagnostica. L'analisi ministeriale ha individuato la necessità di incrementare le tariffe di diagnostica vascolare, medicina nucleare, ecocolordoppler, elettromiografia, endoscopia, altra diagnostica strumentale e biopsie. Lo squilibrio maggiore emerge nella diagnostica vascolare, dove i costi rilevati raggiungono il 153,4% dei ricavi teorici calcolati con le tariffe del 2024. Il rapporto arriva al 116,8% per le biopsie e al 113,2% per elettromiografia ed endoscopia.
Più vicine all'equilibrio risultano invece radiologia tradizionale, Tac, ecografia e risonanza magnetica. Nella metodologia adottata dal ministero, quando lo scostamento tra costi e ricavi rimane entro il 3% in più o in meno non viene applicata alcuna correzione, perché la differenza viene considerata compatibile con la normale variabilità dei dati.
Prelievi, dialisi e riabilitazione
Per il laboratorio il rapporto complessivo tra costi e ricavi è sostanzialmente in equilibrio, al 99,7%. Fa eccezione il prelievo di sangue venoso, per il quale la tariffa aumenta di 50 centesimi. La scelta punta a sostenere soprattutto i punti prelievo territoriali, dove non sono possibili le stesse economie di scala dei grandi laboratori centralizzati e i costi devono essere sostenuti anche in aree con minore densità di popolazione.
Per la dialisi il rapporto tra costi e ricavi rilevato dal ministero raggiunge il 103,6%. Sulle prestazioni di dialisi peritoneale l'aumento arriva però al 15%, anche per favorire una metodica domiciliare che presenta una tariffa inferiore a quella della dialisi extracorporea e che, secondo la relazione ministeriale, può offrire vantaggi clinici e organizzativi e ridurre la necessità di accessi in ospedale.
Anche la riabilitazione mostra costi superiori alla remunerazione precedente, con un rapporto del 109%. In questo settore pesa in particolare il costo del personale nelle attività ad alta intensità professionale, dalla fisioterapia alla logopedia e alla terapia occupazionale.
Cambiano anche le tariffe della protesica
Il decreto aggiorna infine le tariffe massime dell'assistenza protesica su misura prevista dai Lea. Anche in questo caso le Regioni possono stabilire importi superiori, purché siano rispettate le condizioni finanziarie previste dalla normativa.
La revisione tiene conto dei costi dei materiali e della componentistica, della manodopera e della maggiore complessità di alcune lavorazioni. Tra gli interventi più consistenti figura quello sugli ausili ottici, rimasti esclusi da alcuni degli adeguamenti precedenti.
Il nuovo tariffario prova così a correggere selettivamente le prestazioni per le quali la rilevazione dei costi ha evidenziato una remunerazione insufficiente, lasciando invece sostanzialmente invariati i settori nei quali i valori del 2024 sono risultati vicini ai costi effettivamente rilevati.




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