
L'universalità del Servizio sanitario si scontra con differenze economiche che continuano a condizionare l'accesso alle prestazioni. Tra le persone con i redditi più bassi il 12% rinuncia a una visita specialistica, contro l'8% registrato nelle fasce economicamente più elevate.
È uno dei dati del Rapporto "Sussidiarietà e salute" 2025/2026 della Fondazione per la Sussidiarietà, presentato all'Università dell'Insubria di Varese durante l'incontro dedicato a "Universalismo e sostenibilità del Sistema sanitario nazionale".
Il problema, secondo il Rapporto, non riguarda soltanto il livello complessivo dei bisogni sanitari non soddisfatti, ma le differenze che la media nazionale nasconde tra gruppi sociali e territori. Reddito, liste d'attesa e distanza dai servizi possono trasformarsi in altrettanti ostacoli alla possibilità di ricevere le cure necessarie.
Le differenze restano anche nelle Regioni più attrattive
Le difficoltà non riguardano esclusivamente le aree tradizionalmente caratterizzate da un'offerta sanitaria più debole. In Lombardia, che registra una forte capacità di attrazione di pazienti provenienti da altre Regioni, il Rapporto indica un tasso complessivo di rinuncia alle cure del 5,3%.
Se si considerano soltanto le visite specialistiche, la percentuale lombarda sale al 9,5%. Il dato mostra come una maggiore disponibilità di strutture e prestazioni non elimini automaticamente le difficoltà di accesso.
Per Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, l'universalismo non può quindi limitarsi al riconoscimento formale del diritto alla salute, ma deve tradursi nella possibilità effettiva di ottenere prestazioni appropriate e tempestive.
"La sussidiarietà è l'architettura istituzionale dell'universalismo", afferma Vittadini, secondo il quale il Servizio sanitario resta una delle principali infrastrutture sociali del Paese e richiede una maggiore capacità pubblica di garantire equità nell'accesso, qualità delle prestazioni e presa in carico.
Giorgetti: 41 miliardi di spesa sanitaria pagati dalle famiglie
Sul rapporto tra universalismo e sostenibilità è intervenuto anche il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Gli italiani, ha ricordato, spendono direttamente 41 miliardi di euro all'anno per la salute e per l'8,6% delle famiglie queste spese risultano insostenibili.
Per il ministro, la sostenibilità dei conti pubblici resta una condizione per poter indirizzare le risorse verso chi ha maggiore bisogno. "Gli interessi sul debito pagano il passato, la spesa utile invece va a chi ha bisogno e prima di tutti a chi le cure non potrebbe pagarsele", ha affermato.
Giorgetti ha indicato anche la necessità di rafforzare e organizzare meglio il ruolo dei fondi sanitari, legando il vantaggio fiscale riconosciuto a questi strumenti alle prestazioni effettivamente offerte agli iscritti.
La questione posta dal Rapporto diventa così anche istituzionale: garantire formalmente l'universalità del SSN non basta se reddito, tempi di attesa e condizioni territoriali continuano a produrre differenze concrete nella possibilità di accedere alle cure.




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