
Il PNRR non basterà a completare la rete delle Case della Comunità secondo il parametro di copertura territoriale utilizzato dal CNEL. Anche ipotizzando la realizzazione di tutti gli interventi finanziati entro il 2026, per raggiungere entro il 2030 una struttura ogni 50mila abitanti serviranno altre 297 Case della Comunità, con un investimento aggiuntivo stimato in 1,097 miliardi di euro. È quanto emerge dalla Relazione sui servizi pubblici 2026 del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, che analizza il contributo degli investimenti pubblici al raggiungimento degli obiettivi di salute e benessere.
La stima riguarda il fabbisogno successivo al completamento degli interventi programmati con il Piano nazionale di ripresa e resilienza, non eventuali ritardi nei cantieri. La distinzione è sostanziale: il raggiungimento degli obiettivi finanziati dall'Unione europea non coinciderebbe necessariamente con una distribuzione delle strutture sufficiente a garantire la copertura territoriale individuata come riferimento dall'analisi.
Lombardia e Lazio concentrano oltre la metà degli investimenti necessari
La distribuzione regionale del fabbisogno evidenzia differenze marcate. La Lombardia dovrebbe realizzare altre 112 Case della Comunità, per un investimento di 410,6 milioni di euro, pari a circa il 37% delle risorse aggiuntive stimate a livello nazionale. Segue il Lazio, con 57 strutture e 209,7 milioni.
In Campania il fabbisogno residuo è quantificato in 43 Case della Comunità, corrispondenti a 158,4 milioni, mentre in Puglia sarebbero necessarie 38 strutture, per 138,7 milioni. Complessivamente, queste quattro Regioni concentrano oltre l'80% degli investimenti ancora necessari secondo il modello utilizzato nella Relazione.
Il divario rispetto all'obiettivo è particolarmente elevato anche in altri territori. La Valle d'Aosta presenta una distanza stimata del 73%, pur con un fabbisogno limitato a due strutture; in Lombardia la distanza è del 56%, in Liguria del 53%, in Abruzzo del 52%, nel Lazio del 50% e in Puglia del 49%.
Per altre Regioni, tra cui Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Sicilia, la proiezione successiva agli investimenti PNRR indica invece il raggiungimento del parametro di riferimento senza ulteriori Case della Comunità da realizzare.
Il traguardo PNRR e la copertura territoriale al 2030
L'analisi parte dalla misura M6C1I1.1 del PNRR, che prevede un investimento di 2 miliardi di euro per arrivare a 1.038 Case della Comunità rinnovate e tecnologicamente attrezzate entro il 2026.
Il parametro assunto dal CNEL per valutare la dotazione territoriale è quello di una Casa della Comunità ogni 50mila abitanti, indicato da Agenas come riferimento per la distribuzione delle strutture. Applicando tale criterio alle condizioni regionali e agli interventi già finanziati, la Relazione stima che resterebbe da colmare una distanza complessiva del 22% rispetto all'obiettivo individuato per il 2030.
L'elaborazione si basa su uno scenario che considera integralmente realizzati gli investimenti programmati. Non rappresenta quindi una fotografia delle strutture attualmente aperte e funzionanti, né una valutazione del rispetto delle scadenze PNRR.
Fondi europei e programmazione sanitaria dopo il 2026
Per colmare il fabbisogno residuo, la Relazione richiama la possibilità di utilizzare, accanto alle risorse ordinarie nazionali e territoriali, i programmi regionali cofinanziati dai Fondi strutturali europei FESR e FSE+.
Tra gli ambiti di intervento potenzialmente finanziabili figurano le infrastrutture sanitarie, le attrezzature, i beni mobili destinati alla salute e i servizi informatici per l'assistenza sanitaria online. La disponibilità di questi strumenti non equivale tuttavia all'assegnazione delle risorse necessarie: occorreranno specifiche scelte di programmazione e finanziamento.
Il tema si aggiunge a quello della sostenibilità gestionale delle nuove strutture. Gli investimenti per realizzare gli edifici e dotarli di attrezzature sono infatti distinti dalle risorse correnti necessarie per garantire personale, prestazioni e continuità assistenziale.
La stima del CNEL individua così un ulteriore problema per la programmazione sanitaria dei prossimi anni: anche il completamento del PNRR lascerebbe aperta la questione degli investimenti necessari a estendere la rete territoriale, con fabbisogni particolarmente concentrati in alcune Regioni.




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