|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Scegli un Argomento
Scegli uno degli Argomenti da approfondire tra quelli più cliccati.
Non hai trovato nulla di tuo interesse? Cerca con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutti gli Argomenti facendo click su
Mostra Tutti
.
Scegli una Specializzazione
Clicca su una delle Specializzazioni per accedere a contenuti riguardanti esclusivamente la Specializzazione selezionata.
Non hai trovato la tua Specializzazione? Cercala con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutte le Specializzazioni facendo click su
Mostra Tutte
.
?

Sanità, il 71% dei disavanzi è nelle Regioni fuori dai Piani di rientro

La Corte dei conti registra 2,3 miliardi di squilibrio nel 2025, il 51,8% in più rispetto al 2024. Peggiorano anche i bilanci dei sistemi non sottoposti a risanamento.
Sanità regionale

Il disavanzo sanitario delle Regioni italiane raggiunge 2,3 miliardi di euro nel 2025, con un aumento di 795,2 milioni rispetto all'anno precedente. Ma il dato più significativo riguarda la distribuzione delle perdite: oltre il 70% dello squilibrio complessivo si concentra nelle Regioni non sottoposte a Piano di rientro, segnalando difficoltà finanziarie che si estendono oltre i sistemi sanitari tradizionalmente soggetti a misure straordinarie di risanamento.

È quanto emerge dall'Audizione della Corte dei conti sul Documento programmatico di finanza pubblica 2026, nella quale la magistratura contabile analizza i risultati economici dei servizi sanitari regionali e le prospettive del finanziamento pubblico. Il disavanzo considerato è quello rilevato prima delle coperture finanziarie, tenendo conto degli ulteriori trasferimenti delle Province autonome e delle Regioni a statuto speciale: non rappresenta quindi necessariamente una perdita rimasta senza copertura alla chiusura dell'esercizio.

pubblicità

Il disavanzo cresce del 51,8%, ma la maggior parte è fuori dai Piani di rientro

Secondo la Corte dei conti, il risultato economico complessivo dei sistemi sanitari regionali è peggiorato da circa 1,5 miliardi nel 2024 a 2,3 miliardi nel 2025, con un incremento del 51,8% in dodici mesi. Le sette Regioni sottoposte a Piano di rientro, cioè Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia e Sicilia, registrano un aumento particolarmente pronunciato: il disavanzo passa da 197 a 677 milioni di euro, con una crescita di 481 milioni, pari al 245%.

Nonostante questo peggioramento, tali Regioni rappresentano il 29,1% dello squilibrio nazionale. La quota prevalente, pari al 70,9%, riguarda invece le amministrazioni che operano al di fuori dei Piani di rientro. In questo secondo gruppo il disavanzo sale da 1,34 miliardi a 1,65 miliardi di euro, con un incremento di 314 milioni, pari al 23,5%.

Il dato evidenzia come il deterioramento degli equilibri economici non possa essere ricondotto esclusivamente alle difficoltà delle Regioni sottoposte a vincoli straordinari. La crescita delle perdite coinvolge anche sistemi sanitari che non rientrano nei percorsi di risanamento previsti dalla normativa.

Dal Nord al Sud, peggiorano i risultati economici regionali

L'analisi territoriale conferma un peggioramento diffuso, sebbene con intensità differenti. Nelle Regioni a statuto ordinario, il disavanzo complessivo raggiunge circa 1,6 miliardi di euro, contro i 973 milioni del 2024. L'incremento è di 615 milioni, pari al 63,2%, e rappresenta il 68,2% dello squilibrio nazionale. La crescita più consistente in termini assoluti riguarda le Regioni ordinarie del Mezzogiorno, dove il saldo negativo passa da 335 a 638 milioni di euro. Nel Centro aumenta da 179 a 342 milioni, mentre al Nord sale da 460 a 608 milioni.

Anche le Regioni a statuto speciale e le Province autonome registrano un peggioramento, con un disavanzo che passa da 561 a 741 milioni, pari a un incremento del 32,1%. In questo gruppo, la crescita è concentrata soprattutto nelle Regioni speciali meridionali, dove il saldo negativo aumenta da 386 a 544 milioni.

La distribuzione geografica mostra dunque che le difficoltà finanziarie attraversano tutte le principali aree del Paese. I dati aggregati non consentono tuttavia di attribuire lo stesso andamento a ogni singola Regione, né di individuare automaticamente le cause dei rispettivi squilibri.

Finanziamento sanitario in crescita, ma diminuisce il peso sul PIL

Il peggioramento dei conti regionali si inserisce in un quadro di finanziamento pubblico che presenta dinamiche differenti a seconda che si considerino gli importi assoluti o la loro incidenza sull'economia nazionale.

La Corte dei conti ricorda che il livello del fabbisogno sanitario nazionale cui concorre lo Stato è stato pari a 136,5 miliardi di euro nel 2025, in crescita dell'1,9% rispetto al 2024. A legislazione vigente, il finanziamento sale a 142,9 miliardi nel 2026, per raggiungere 143,9 miliardi nel 2027, 144,8 miliardi nel 2028 e 145,8 miliardi nel 2029.

Nonostante l'aumento nominale, il rapporto tra finanziamento sanitario e PIL è destinato a diminuire. Dopo il 6,14% previsto nel 2026, la quota scenderebbe progressivamente fino al 5,78% nel 2029. Si tratta di previsioni formulate a legislazione vigente, che non incorporano gli eventuali effetti delle misure che saranno introdotte con la prossima legge di Bilancio.

Il confronto tra crescita dei disavanzi e andamento del finanziamento non dimostra, da solo, un rapporto causale diretto. Evidenzia però la necessità di valutare la sostenibilità dei servizi sanitari regionali alla luce dell'evoluzione dei costi, delle risorse disponibili e delle esigenze assistenziali.

La prossima manovra e il problema della sostenibilità dei servizi

L'aumento dei disavanzi interviene mentre il sistema sanitario è chiamato a sostenere nuovi fabbisogni di spesa, legati al personale, all'innovazione tecnologica e al rafforzamento dell'assistenza territoriale.

Nella stessa audizione, la Corte dei conti richiama anche le esigenze finanziarie connesse al completamento delle strutture previste dal PNRR. La piena operatività delle Case e degli Ospedali di Comunità richiederà infatti risorse correnti per il personale dipendente e convenzionato, oltre che per l'acquisto di beni e servizi. Il tema non riguarda soltanto la realizzazione degli investimenti, ma la capacità di garantire nel tempo il funzionamento delle strutture e la continuità delle prestazioni.

In questo contesto, i risultati economici del 2025 pongono una questione centrale per la programmazione sanitaria: il riequilibrio dei bilanci non può essere considerato un problema circoscritto alle Regioni in Piano di rientro.

La concentrazione di oltre sette decimi del disavanzo nei sistemi non sottoposti a risanamento straordinario indica che la sostenibilità finanziaria dell'assistenza sanitaria rappresenta ormai una criticità più estesa, da affrontare sia attraverso la programmazione delle risorse sia attraverso il controllo dei costi e la valutazione dell'efficienza dei servizi.

Sanità regionale
Commenti
GN
Giacinto Nanci
ed è anche per questo che la Calabria dopo 15 anni di pluricommissariamento è ancora in piano di rientro perchè con i pochi fondi neanche i commissari hanno potuto farci niente e rimaniamo ultimi per l'applicazione dei LEA con 189 punti
Rispondi
17/10/2026 14:49
GN
Giacinto Nanci
ed è per il cronico sottofinanziamento che pur spendendo meno delle altre regioni è entrata in piano di rientro perchè ha dovuto sforare per i troppi malati cronici
Rispondi
17/10/2026 14:48
GN
Giacinto Nanci
Dott. Nanci Giacinto medico di famiglia in pensione Catanzaro. La Calabria è ingiustamente in piano di rientro dal dicembre 2009 perchè la Conferenza Stato Regioni non ha applicato il comma 34 dell'art.1 della lontana legge 662 del 1996 che prevede più fondi dove ci sono più malati cronici come in Calabria che quindi è entrata in piano di rientro perchè pur avendo più malati cronici ha da sempre ricevuto meno fondi sanitari procapite proprio per la mancata applicazione della legge citata
Rispondi
17/10/2026 14:47
GR
Giuseppe Giovanni Ruberto
Mentre i direttori generali vengono riconfermati per l'ottimo lavoro svolto, il disavanzo continua ad aumentare con l'aumentare delle liste d'attesa. Possibile che nessuno sa come controllare questi cosiddetti squilibri
Rispondi
17/10/2026 09:42

I Correlati

Case della Comunità, dopo il PNRR la sfida è finanziare i servizi
Sanità pubblica
Leggimi

Ultime News

Ti potrebbero interessare
Autonomia sanitaria, quattro Regioni potranno cambiare le tariffe
Istituzioni
Autonomia sanitaria, quattro Regioni potranno cambiare le tariffe
Via libera del Governo alle intese con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. Più poteri su rimborsi, investimenti, personale e fondi integrativi. Ora il Parlamento.
Piani pandemici regionali, uno studio: ancora carenze su inclusività e gestione della disinformazione
Sanità regionale
Piani pandemici regionali, uno studio: ancora carenze su inclusività e gestione della disinformazione
Una ricerca dell'Università di Pisa evidenzia i limiti dei documenti regionali: comunicazione ancora troppo istituzionale, scarsa attenzione alle fasce vulnerabili e all'infodemia.
Case di Comunità, il confronto si sposta nelle Regioni. FIMMG Piemonte: "Firmare significa governare il cambiamento"
Sanità regionale
Case di Comunità, il confronto si sposta nelle Regioni. FIMMG Piemonte: "Firmare significa governare il cambiamento"
La sezione piemontese della FIMMG difende la scelta dell'accordo nazionale. Dopo la firma dell'ACN il confronto entra nella fase dell'attuazione regionale.
Case di Comunità, SMI firma l'accordo del Veneto: "Qui la partecipazione è volontaria"
Sanità regionale
Case di Comunità, SMI firma l'accordo del Veneto: "Qui la partecipazione è volontaria"
Il sindacato conferma il no all'accordo nazionale ma sottoscrive l'intesa regionale veneta: decisiva la possibilità per i medici di aderire su base volontaria.

Siamo oltre 250.000 medici: aggiornati e informati.

Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.