
La malattia celiaca è una patologia autoimmune scatenata dall’assunzione di glutine, caratterizzata da un danno immuno-mediato della mucosa intestinale. Interessa almeno l’1% della popolazione mondiale e può manifestarsi a qualsiasi età. Tra i principali fattori di rischio figurano la familiarità di primo grado, alcune varianti genetiche, altre malattie autoimmuni e specifiche anomalie cromosomiche.
Diarrea, disturbi addominali e perdita di peso associata al malassorbimento sono manifestazioni frequenti. Tuttavia, il miglioramento dei sintomi dopo l’eliminazione del glutine non è sufficiente per confermare la diagnosi.
Il test sierologico di prima scelta è il dosaggio degli anticorpi IgA anti-transglutaminasi tissutale (tTG-IgA), da associare alla misurazione delle IgA totali per individuare un eventuale deficit che potrebbe produrre risultati falsamente negativi. In presenza di carenza di IgA, sono indicati test basati sulle IgG, diretti contro la transglutaminasi tissutale o il peptide deamidato della gliadina.
Un elemento essenziale riguarda la dieta: gli accertamenti devono essere effettuati mentre il paziente consuma glutine. La sua eliminazione prima degli esami può compromettere l’attendibilità dei risultati. Per chi segue già un’alimentazione priva di glutine, la ripresa del consumo deve essere valutata con il medico, poiché non esiste un consenso univoco sulla quantità e sulla durata necessarie prima di ripetere i test.
La conferma diagnostica tradizionale si basa sull’endoscopia digestiva superiore con biopsie duodenali, che consentono di rilevare alterazioni come l’atrofia dei villi intestinali e l’aumento dei linfociti intraepiteliali.
Nei bambini, alcune linee guida consentono una diagnosi senza biopsia quando i livelli di tTG-IgA raggiungono almeno dieci volte il limite superiore della norma (ULN), in assenza di deficit di IgA e con positività degli anticorpi anti-endomisio IgA su un secondo prelievo.
Per gli adulti, le raccomandazioni sono meno uniformi. Le linee guida dell’American College of Gastroenterology e dell’American Gastroenterological Association indicano la biopsia come metodo di conferma. Le raccomandazioni europee del 2025 ammettono invece, in via condizionale, un percorso senza biopsia negli adulti di età inferiore a 45 anni con tTG-IgA almeno pari a dieci volte l’ULN e conferma sierologica su un secondo campione. Oltre i 45 anni, viene raccomandata la valutazione endoscopica anche per escludere altre patologie.
Appropriatezza diagnostica e limiti della sierologia
La diagnosi basata sugli anticorpi può ridurre costi, tempi e rischi legati all’endoscopia. Non è però adatta a tutti: sintomi d’allarme, deficit di IgA e determinate condizioni autoimmuni o genetiche possono richiedere una valutazione istologica.
Anche il test genetico HLA può essere utile in situazioni selezionate, soprattutto nei pazienti che hanno già eliminato il glutine dalla dieta. L’assenza degli aplotipi associati alla celiachia rende infatti la malattia altamente improbabile.
La scelta del percorso diagnostico deve quindi basarsi sulle caratteristiche del paziente e sul quadro clinico complessivo, evitando sia accertamenti invasivi non necessari sia diagnosi fondate esclusivamente su risultati sierologici non conclusivi.




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