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Malattie infiammatorie croniche intestinali, guselkumab rimborsato in Italia per Crohn e colite ulcerosa

La rimborsabilità riguarda gli adulti con malattia attiva da moderata a severa che non rispondono adeguatamente alle terapie convenzionali o biologiche, perdono la risposta o non tollerano i trattamenti. Per il Crohn è prevista anche l’induzione sott
Gastroenterologia

Guselkumab: indicazioni e modalità di somministrazione

La rimborsabilità del farmaco interessa entrambe le principali malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), patologie caratterizzate da un’infiammazione del tratto gastrointestinale che alterna fasi di attività e periodi di remissione.

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Nella colite ulcerosa, guselkumab prevede una fase di induzione per via endovenosa e una fase di mantenimento per via sottocutanea.

Per la malattia di Crohn, invece, l’induzione può essere effettuata sia per via endovenosa sia per via sottocutanea, mentre il mantenimento avviene per via sottocutanea. Secondo quanto riportato nella comunicazione, guselkumab è il primo inibitore selettivo dell’IL-23 approvato per il Crohn con possibilità di somministrazione sottocutanea in entrambe le fasi del trattamento.

Questa flessibilità può incidere sull’organizzazione del percorso terapeutico e sulla gestione quotidiana della terapia, pur richiedendo una valutazione individuale delle esigenze cliniche del paziente.

In Italia si stima che circa 250mila persone convivano con una MICI. La malattia di Crohn può interessare qualsiasi tratto dell’apparato digerente e coinvolgere l’intero spessore della parete intestinale. La colite ulcerosa interessa invece principalmente la mucosa del retto e del colon, con un’estensione generalmente continua.

Entrambe le condizioni possono avere un impatto significativo sulla qualità di vita e richiedono strategie terapeutiche capaci di controllare l’infiammazione nel lungo periodo.

Secondo Edoardo Vincenzo Savarino, professore associato di Gastroenterologia all’Università degli Studi di Padova e segretario generale di IG-IBD, la gestione delle MICI deve andare oltre il controllo dei sintomi, considerando le caratteristiche individuali e l’evoluzione della malattia.

I dati clinici: gli studi GRAVITI, GALAXI e QUASAR

Per la malattia di Crohn, il programma di sviluppo clinico comprende gli studi GRAVITI e GALAXI. Il primo ha valutato l’efficacia e la sicurezza della somministrazione sottocutanea durante l’induzione, mentre GALAXI ha confrontato guselkumab con ustekinumab, rilevando risultati favorevoli per alcuni endpoint di remissione e guarigione della mucosa intestinale, secondo quanto riportato nella comunicazione.

L’attenzione è rivolta anche alle forme fistolizzanti del Crohn, particolarmente complesse da gestire e associate a un impatto rilevante sulla qualità di vita.

Nella colite ulcerosa, lo studio QUASAR ha valutato guselkumab rispetto a diversi obiettivi terapeutici, tra cui remissione clinica, miglioramento dell’integrità della mucosa e remissione istologica. Alessandro Armuzzi, professore ordinario di Gastroenterologia presso Humanitas University e responsabile dell’Unità di Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali dell’Istituto Clinico Humanitas, sottolinea l’importanza di un approccio treat-to-target, orientato al raggiungimento di obiettivi clinici prestabiliti e a un controllo più profondo della malattia.

I risultati degli studi richiamati nella comunicazione contribuiscono a delineare il potenziale ruolo della molecola, fermo restando che la scelta terapeutica deve basarsi sulle indicazioni approvate e sul quadro clinico individuale.

Qualità di vita e bisogni dei pazienti

L’impatto delle MICI non si limita alle manifestazioni fisiche, ma coinvolge anche la sfera psicologica, sociale e lavorativa. La possibilità di gestire la terapia in modo compatibile con la vita quotidiana è quindi un aspetto rilevante del percorso assistenziale.

Salvo Leone, direttore generale di AMICI ETS, richiama l’importanza di considerare anche questi bisogni, promuovendo un accesso equo alle cure e una maggiore partecipazione dei pazienti alle decisioni che riguardano la propria salute.

L’introduzione di guselkumab nella pratica clinica italiana si inserisce nell’impegno di Johnson & Johnson nella ricerca sulle malattie immuno-mediate. L’obiettivo è tradurre l’avanzamento delle conoscenze biologiche in nuove possibilità terapeutiche, mantenendo al centro l’efficacia dei trattamenti, la sicurezza e le esigenze delle persone che convivono con una malattia cronica.

Gastroenterologia
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