
Un decreto ministeriale emanato nei giorni scorsi facilita la prescrizione e la vendita dei farmaci che alleviano le sofferenze dei malati. Il provvedimento è di notevole importanza: pone fine alle barriere burocratiche che ostacolavano la prescrizione degli antidolorifici ed elimina la pesante discriminazione che esisteva rispetto a tutti gli altri prodotti farmaceutici. Il decreto prevede infatti che gli oppiacei possano essere consegnati al richiedente come qualsiasi altro medicinale e non più con ricetta speciale, a triplo ricalco che, per altro, obbligava il farmacista a mantenere un complesso sistema di carico e scarico degli oppiacei. Questo provvedimento interessa un numero enorme (e difficilmente calcolabile) di pazienti per i quali la terapia del dolore è una necessità fondamentale e si inserisce in uno scenario che vale la pena ricordare. Cominciamo con il dire che il dolore resta (purtroppo) uno “sconosciuto”, tanto da destare scarso interesse nella pratica clinica, soprattutto in quella ospedaliera, al punto che la cartella clinica appesa alla estremità inferiore del letto non riporta quale tipo di dolore affligga il paziente. La cartella segnala l’andamento della temperatura corporea, descrive la variazione della pressione arteriosa, ma raramente indica il livello del dolore. Si potrebbe obiettare che valutare il dolore è difficile, trattandosi di una risposta non misurabile in quanto è molto soggettiva. Resta il fatto che i farmaci antidolorifici non mancano e possono essere utilizzati per diverse gradazioni del dolore dal più leggero al più intenso, che giustifica il ricorso a farmaci oppiacei quali la morfina.




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