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Dal Corriere della Sera: I farmaci, la liberalizzazione e i prezzi aumentati dell’8,7%

Farmaci

«Liberalizzazionezoppa»
La storia-esempio si presta a due letture. «Una positiva, la liberalizzazione esiste: più punti vendita extrafarmacia, più prezzi in concorrenza anche nello stesso canale di vendita», spiega Laura Filippucci, responsa­bile dell’indagine di Altroconsumo. «L’altra negativa, la liberalizzazione esiste ma è zop­pa ». Colpa della mancata informazione: «La caccia al risparmio è un’operazione che si fa a occhi chiusi, i prezzi variano di parec­chio — anche del 59% da farmacia a farma­cia, dove una confezione di Supradyn può costare 5 o 9 euro — ma riuscire a sfruttare gli effetti buoni della liberalizzazione è un terno al lotto». Colpa dei rincari: «I prezzi hanno subito aumenti nettamente superio­ri all’inflazione». Colpa della geografia-of­ferta del cosiddetto «extra canale»: «In cre­scita ma comunque pochi e mal distribuiti i corner salute negli ipermercati e le para­farmacie ».

L’indagine e i numeri
Altroconsumo ha visitato 128 punti ven­dita (96 farmacie, 17 parafarmacie e 15 iper­mercati) distribuiti in dieci città: Milano, Roma, Torino, Napoli, Genova, Verona, Bo­logna, Firenze, Bari e Palermo. In ciascuno di questi ha registrato i prezzi di 68 farmaci senza obbligo di prescrizione medica (tra i più utilizzati). Quindi ha iniziato il confron­to tra gli oltre ottomila dati raccolti e li ha incrociati con i numeri Nielsen sullo svilup­po del mercato. Prima valutazione: «Salvo spiacevoli stop — il ddl Gasparri-Tomassi­ni potrebbe consentire alle parafarmacie, senza farmacista, solo la vendita di mi­ni- confezioni — lo scenario sembra desti­nato a mutare in positivo, seppur lentamen­te. I primi segni ci sono», afferma la respon­sabile dell’indagine. Il primo: «I punti ven­dita diversi dalle farmacie sono passati nel­l’ultimo anno da 2.247 a 2.987». Le parafar­macie («per lo più concentrate al Sud») so­no cresciute del 33%, i corner salute all’in­terno degli ipermercati del 30 («ancora troppo pochi»)». Il secondo: «Se si conside­ra il numero di confezioni vendute, il fuori canale registra nel 2009 un più 22,6%, men­tre le farmacie perdono il 2,4». Va detto pe­rò che al momento il primo detiene solo il 10% di questa categoria di farmaci.

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Variazioni fino al 60%
I farmaci da banco più a buon mercato si trovano nei corner degli ipermercati: «Co­stano il 17% in meno rispetto alle farmacie e il 13% rispetto alle parafarmacie». Ma le differenze tra punti vendita della stessa tipologia sono così marcate che non è sempre fa­cile orientarsi: «Nelle di­verse farmacie prese in esame abbiamo registra­to variazioni di prezzo addirittura del 59%, nelle parafarmacie del 41, nei corner de­gli ipermercati del 27». Ecco così che da farmacia a farma­cia il prezzo di una confezione di Tachi­pirina, di Supradyn o di Enterogermina può variare di quasi o oltre il 70%. Una di glice­rolo addirittura del 108%. E ancora: una confezione di Flunibron la si può trovare a 7,9 euro (prezzo minimo più economico che in parafarmacia) ma anche a 14,3. «Effetti della liberaliz­zazione che, senza informazione — sulle confezioni il prezzo non c’è più e sono po­chi i punti vendita che espongono una lista dei prezzi-offerta — rischiano di essere va­nificati. Con più trasparenza la gente sareb­be davvero in grado di scegliere e i prezzi pazzi non esisterebbero più», dice Laura Fi­lippucci. Che prova a spiegare il perché di tali differenze: «Sempre più spesso anche le farmacie fanno promozioni, c’è poi chi si organizza in gruppi d’acquisto, chi si ap­poggia alle offerte di un grossista. Ma oggi oltre ad applicare un prezzo più basso pos­sono sceglierne uno più alto». Ecco perché: «Così come si sta attenti al prezzo di un chi­lo di pasta, bisogna esserlo anche con il co­sto dei farmaci. Adesso la possibilità c’è». Dunque: «Controllare, chiedere (sempre il meno costoso, non necessariamente il ge­nerico), confrontare, cercare».

Aumenti oltre l’inflazione
Anche perché, rispetto all’indagine del 2008, i prezzi sono notevolmente saliti». Ri­velano da Altroconsumo: «Nelle farmacie l’aumento è stato in media del 4,8%, nelle parafarmacie dell’8,7% e nella grande distri­buzione del 6,1». Primo motivo: «Probabil­mente perché tre anni di varie imposizioni di legge avevano bloccato la crescita delle tariffe nel settore farmaceutico. E come era prevedibile, tolto il tappo, i prezzi hanno fatto il botto: gli aumenti sono nettamente superiori all’inflazione». Secondo: «Da mar­zo 2008 le case farmaceutiche possono sug­gerire ai farmacisti un 'prezzo' indicativo, in alcuni casi più alto (anche molto più al­to) di quello di due anni fa. I farmacisti lo hanno adottato come prezzo di vendita, co­sa che ha fatto registrare rincari del 22%».
 

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