
Una nuova filosofia entra negli oltre 17mila centri italiani. E li trasforma in "case della salute", dove bussare a ogni ora del giorno e della notte. Non solo punti di distribuzione dei farmaci ma porta d´accesso del servizio sanitario, per raggiungere anche i più remoti paesini di montagna senza costringere il paziente a percorrere chilometri per trovare la cura.
Nuovi compiti in arrivo, più servizi socio-sanitari per le farmacie: questo è il principio introdotto dal decreto legislativo appena pubblicato in Gazzetta ufficiale. Darà il via libera a quella "piccola rivoluzione" che renderà la pratica di alcuni centri una realtà diffusa. «È una strada per spostare le competenze dall´ospedale al territorio», chiarisce soddisfatta Annarosa Racca, presidente di Federfarma, che propone di distribuire anche farmaci innovativi, come per la cura dell´Alzheimer o di anemie gravi, attraverso la rete di farmacie.
Guardare alla Sardegna per capire. Un territorio poco densamente popolato, con un´incidenza significativa di malattie come quelle cardiovascolari, il diabete, l´osteoporosi e la celiachia che si scontra con la concentrazione degli ospedali nei grandi centri. Qui dal 2002 una rete di oltre 200 farmacie, circa la metà di quelle presenti nella Regione, offre servizi sanitari. Diagnosi, assistenza, analisi, telemedicina senza spostarsi. «Chi ha avuto un ictus viene a verificare il tempo di coagulazione del sangue, così è seguito meglio: facciamo l´esame, trasmettiamo via computer i risultati e in mezz´ora abbiamo la risposta sul tipo di terapia, che viene modificata di volta in volta», racconta Andrea Fasciolo, titolare di una farmacia a Cagliari. «In telemedicina si può fare l´elettrocardiogramma, il referto viene stilato a distanza ma si ritira al bancone».




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