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Dal Corriere della Sera: Come salvare il cuore: Col pesce e i farmaci giusti

Farmaci

Seconda prova: anche l'esercizio fisico «da camera», quello che si pratica con i videogames di sport (si gioca, per esempio, a tennis impugnando il telecomando come una racchetta, contro un avversario virtuale) può essere utile, secondo ricercatori dell’università di Tokyo. Infine il fumo: a parità di rischi cardiovascolari, chi fuma va incontro a infarto e ictus prima di chi non fuma, come hanno dimostrato alla Northwestern University di Chicago.
Ma un corretto stile di vita non sempre è sufficiente per ridurre il colesterolo che, spesso, è di origine genetica e viene prodotto dall’organismo stesso. Allora non rimane che la chimica.
Secondo le ultime ricerche le statine (sono farmaci che inibiscono la sintesi di colesterolo: ce ne sono almeno sei in commercio) rimangono al top, la vecchia niacina (l'acido nicotinico o vitamina B3) riprende quota, mentre l'ezetimibe (un farmaco che riduce l’assorbimento intestinale di colesterolo) fa molto discutere. Secondo uno studio pubblicato l’anno scorso, l’associazione ezetimibe- simvastatina (un blockbuster venduto in tutto il mondo) abbassa sì il colesterolo nel sangue, ma non riduce le placche misurate nell’arteria carotide dei pazienti. Adesso una nuova ricerca, pubblicata sul New England Journal of Medicine , non solo conferma quelle osservazioni, ma dimostra che se invece dell’ezetimibe si usa niacina (che aumenta il colesterolo Hdl), le placche si riducono del 2 per cento e meno pazienti vanno incontro ad attacchi cardiaci.
«È ancora presto per dire se questo risultato porterà a un cambiamento della cura nella pratica clinica — ha commentato John Kastelein dell’Università di Amsterdam — anche perché la niacina può avere qualche effetto collaterale, ad esempio arrossamenti al viso, ma certamente va preso in considerazione».
I due studi dimostrano anche altro. Intanto che è importante oltre che ridurre le Ldl, aumentare le Hdl. E poi che le statine fun­zionano più dell’ezetimibe probabilmente anche grazie al loro effetto anti-infiammatorio. Gli ultimi dati di un altro studio, chiamato Jupiter, dimostrano che la rosuvastatina, in donne a basso rischio cardiovascolare e con normale colesterolo, ma Pcr alta (la Pcr è una proteina legata all’infiammazione) riduce di quasi la metà infarti e ictus.

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«Ma se si guarda alle tabelle di rischio cardiovascolare usate nella pratica clinica — commenta Francesco Fedele, cardiologo all’Università La Sapienza di Roma — è sempre difficile che le donne rientrino fra i candidati alla terapia anticolesterolo per la prevenzione primaria.
 

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