Se c'è ancora bisogno di prove per dire che dieta, esercizio fisico e abolizione del fumo prevengono le malattie cardiovascolari, eccone altre tre, appena presentate a Orlando al congresso dell' American Heart Association .
Intanto si conferma il ruolo protettivo degli acidi grassi omega 3, contenuti soprattutto nel pesce, e uno studio condotto all'Università delle Hawaii a Manoa suggerisce che il pesce è preferibile bollirlo o cuocerlo al forno, magari con salsa di soia, perché mantenga meglio queste sue capacità protettive.
Seconda prova: anche l'esercizio fisico «da camera», quello che si pratica con i videogames di sport (si gioca, per esempio, a tennis impugnando il telecomando come una racchetta, contro un avversario virtuale) può essere utile, secondo ricercatori dell’università di Tokyo. Infine il fumo: a parità di rischi cardiovascolari, chi fuma va incontro a infarto e ictus prima di chi non fuma, come hanno dimostrato alla Northwestern University di Chicago.
Ma un corretto stile di vita non sempre è sufficiente per ridurre il colesterolo che, spesso, è di origine genetica e viene prodotto dall’organismo stesso. Allora non rimane che la chimica.
Secondo le ultime ricerche le statine (sono farmaci che inibiscono la sintesi di colesterolo: ce ne sono almeno sei in commercio) rimangono al top, la vecchia niacina (l'acido nicotinico o vitamina B3) riprende quota, mentre l'ezetimibe (un farmaco che riduce l’assorbimento intestinale di colesterolo) fa molto discutere. Secondo uno studio pubblicato l’anno scorso, l’associazione ezetimibe- simvastatina (un blockbuster venduto in tutto il mondo) abbassa sì il colesterolo nel sangue, ma non riduce le placche misurate nell’arteria carotide dei pazienti.
«Ma se si guarda alle tabelle di rischio cardiovascolare usate nella pratica clinica — commenta Francesco Fedele, cardiologo all’Università La Sapienza di Roma — è sempre difficile che le donne rientrino fra i candidati alla terapia anticolesterolo per la prevenzione primaria.
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