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Cancro al seno: fattori stressanti e rischio

Ginecologia

L'indagine fa parte di un più ampio progetto dell'Università di Chicago volto ad individuare i fattori di rischio per lo sviluppo del cancro al seno seguendo un orientamento interdisciplinare che prenda in considerazione anche i fattori psicologici e sociali. Lo stress che supera la soglia individuale di adattamento concorre a determinare una costellazione di sintomi cognitivi, comportamentali, somatici ed affettivi che, complessivamente, sono in grado di diminuire le capacità di funzionamento di una persona, nonché la sua abilità ad integrarsi nella vita sociale. La tendenza ad isolarsi genera un circolo vizioso che crea ulteriore isolamento, ansia e depressione. Diverse statistiche indicano che le donne sole hanno una maggiore possibilità di ammalarsi di tumore al seno. Già nel 1844 il medico veronese Domenico Rigoni - Stern pubblicava una storica indagine epidemiologica che evidenziava come il carcinoma mammario si manifestasse con frequenza maggiore nelle religiose. La ricerca attuale prende le mosse dall'osservazione che molte donne (in particolare di etnia afro-americana) che vivono in quartieri ad alta criminalità e sono maggiormente esposte a stimoli stressanti (stressor) tra cui quello dell'isolamento e la mancanza di sostegno sociale, mostrano un'insorgenza precoce del cancro del seno, nonostante l'incidenza totale sia simile a quella che si riscontra tra donne di altri ambienti. I ratti rappresentano un modello valido per analizzare l'impatto delle varie tipologie di stressor in quanto sono animali gregari che interagiscono continuamente tra loro, esibendo all'interno della colonia complesse relazioni sociali, e cure parentali verso i piccoli. Uno studio recente pubblicato sulla rivista “Psychosomatic Medicine” dimostra che i giovani ratti che si aiutano reciprocamente in situazioni di stress vivono più a lungo.

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La ricerca attuale ha evidenziato una maggior produzione di corticosteroidi nei ratti tenuti isolati o sottoposti ad una situazione stressante, come quella provocata dalla ripetuta e intensa somministrazione dell'odore di predatori. Gli effetti dell'aumentata produzione di cortisolo utilizzano molti meccanismi molecolari mediati dal complesso recettore-cortisolo (modulazione dell'espressione di specifici set di geni). I ratti isolati presentano atteggiamenti comportamentali particolari (diventano paurosi, ansiosi e ipervigilanti di fronte a qualsiasi stimolo che evochi un possibile pericolo) con un incremento del 135 per cento nel numero di tumori (e un significativo aumento nella dimensione dei tumori) rispetto a quelli di controllo. Inoltre, impiegano un tempo superiore per riprendersi dall'evento stressante in confronto a quelli che vivono in piccoli gruppi.
“La ricerca stabilisce, per la prima volta, che l'isolamento sociale e lo stress correlato possono costituire un fattore di rischio per lo sviluppo di cancro al seno anche negli esseri umani - afferma Martha McClintock, docente di Psicologia e Sviluppo Comparato all'Università di Chicago, e autrice, con altri, della pubblicazione - dobbiamo guardare al problema da diversi punti di vista, includendo l'esame delle sorgenti di stress nell'ambiente, allo stesso modo degli aspetti puramente biologici dello sviluppo del cancro”. Dall'applicazione del modello “stress-vulnerabilità genetica” potrebbe derivare un approccio multidisciplinare che integri interventi medici, psicologici e sociali, volti all'individuazione precoce dei soggetti ad alto rischio, al potenziamento delle abilità di fronteggiare le situazioni stressanti, tenendo conto che lo stress è senz'altro un malessere la cui aggressività investe la qualità della vita della persona, soprattutto all'interno di una società sempre meno attenta all’individuo ed alle sue necessità.
 

Ginecologia
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