
Lo studio, che come ho detto è stato pubblicato su Nature, è stato condotto in collaborazione fra Gran Bretagna e Stati Uniti: dall'Imperial College di Londra, con fondi del Medical Reseach Council, e dall'università di Harvard, con fondi dei National Institutes of Health. Utilizzando la tecnica della cristallografia, i ricercatori sono riusciti a ricostruire la struttura tridimensionale dell'enzima chiamato ''integrasi'', l'arma che il virus Hiv utilizza per ''impadronirsi'' della cellula. In pratica attraverso l'integrasi il virus dell'Aids integra il suo patrimonio genetico con quello della cellula. Dicono gli esperti che si tratta di un risultato molto buono e positivo, che permetterà di migliorare ulteriormente i farmaci, Oggi esistono farmaci anti-Aids che hanno come bersaglio l'integrasi che peròsono stati trovati empiricamente perchè non si conosceva la struttura complessa di questo enzima dice Nature. Adesso le nuove conoscenze di questa arma fondamentale del virus Hiv, potrebbero favorire la messa a punto di inibitori dell'integrasi ancora più precisi e sicuri e con minori rischi di resistenze. Sarà possibile sia capire meglio come funzionano i farmaci oggi disponibili, sia renderli più efficaci. Si potrebbe cioè ripercorrere la storia di altri farmaci anti-Aids, per esempio gli inibitori della proteasi, un altro enzima che si trova nel ''cuore'' del virus Hiv insieme a una terza arma del virus, la trascrittasi inversa. Il risultato è il frutto di 4 anni di lavoro durante i quali sono stati condotti oltre 40.000 test su un virus con un enzima molto simile all'integrasi dell'Hiv. Per il coordinatore della ricerca, Peter Cherepanov, dell'Imperial College di Londra, quella della scoperta pubblicata ''è una storia affascinante. Quando abbiamo cominciato sapevamo che il progetto sarebbe stato molto difficile e che in passato erano stati fatti molti tentativi in questa direzione''. Dopo avere fatto sviluppare in laboratorio sette diversi tipi di cristalli, ognuno dei quali poteva rivelare aspetti importanti dell'integrasi, i ricercatori ne hanno analizzato la struttura tridimensionale con la macchina di luce di sincrotrone britannica presso il Diamond Light Source. Quindi hanno immerso i cristalli in soluzioni ottenute da due diversi tipi di inibitori dell'integrasi ed hanno osservato per la prima volta il modo in cui questi farmaci si legano all'enzima e lo bloccano. La sorpresa è stato vedere che l'integrasi ha una struttura alquanto differente da quella prevista.
Dott. Gianfranco rossetti

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