
Gli effetti sulla visione si manifestano all’inizio con la sensazione di una visione peggiorata, soprattutto la sera, in attività come la guida o la visione della televisione. Con il progredire della deformazione corneale si assiste a un ulteriore progressivo peggioramento delle qualità visive. Negli stadi avanzati la visione è scadente in tutte le condizioni di luminosità e spesso può essere migliorabile solo con lenti a contatto rigide”. Dunque “una visita oculistica accurata, in cui vengano eseguiti esami specifici come la topografia e la pachimetria, consentirà la diagnosi”.
“E’ importante considerare – sottolinea Vergati – che non sempre il cheratocono ha tendenza evolutiva: in un numero abbastanza rilevante di casi, soprattutto se l’insorgenza è tardiva (dopo i 30 anni), la deformazione prodotta da un’iniziale debolezza strutturale della cornea non è poi seguita da ulteriori peggioramenti”.
“Il trattamento di cross-linking- continua l’esperto – sembra aver rivoluzionato la prognosi della malattia consentendo, nella quasi totalità dei casi, di arrestare l’evoluzione della degenerazione. Tenendo presente però – avverte – che esso è in grado di congelare la progressione della malattia ma non sanare i danni e le deformazioni che il cheratocono aveva già determinato sulla cornea.


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