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Dal Corriere della Sera: Un test per scoprire i noduli pericolosi

Oncologia

Il test si basa sull'individuazione di una proteina, la galectina 3, presente solo nelle cellule tumorali.
Lo studio, pubblicato sulla rivista  Lancet Oncology, è stato realizzato su 465 persone in lista d'attesa per l'asportazione di un nodulo tiroideo di natura incerta e ha dimostrato che quasi il 90 per cento delle diagnosi di noduli maligni emerse dal test sono state poi confermate dall'esame istologico eseguito sul nodulo asportato.
Le cellule tiroidee galectina 3 negative, viceversa, appartenevano quasi invariabilmente a noduli benigni. La conseguenza di queste osservazioni è che il nuovo test potrebbe far risparmiare fino al 70 per cento delle operazioni inutili su noduli benigni.
Afferma Armando Bartolazzi del Dipartimento di anatomia patologica dell'ospedale Sant'Andrea di Roma, coordinatore della ricerca: «Nella routine per capirne la natura dei noduli si ricorre all'agoaspirato, cioè al prelievo di alcune cellule della tiroide con un ago sottile. Questo materiale viene poi osservato al microscopio».
In certi casi questo esame non riesce a distinguere tra noduli benigni, che non occorre asportare, e noduli maligni che invece vanno rimossi.
«Per esempio — spiega Bartolazzi — , è facile accertare la malignità del carcinoma papillare, il tumore maligno più frequente, mentre per le lesioni di tipo follicolare può essere utile differenziare le forme maligne da quelle benigne.

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E così spesso pazienti con un nodulo sospetto vengono operati per poi scoprire con l'esame istologico successivo che la tiroide poteva essere risparmiata. Quest'ultimo mostra infatti che solo circa il 15 per cento dei noduli rimossi è realmente maligno».
Gli autori dell'editoriale, pubblicato sullo stesso numero di
Lancet Oncology, dell'Istituto Gustave Roussy di Parigi, invitano comunque alla cautela: prima di introdurre nella pratica clinica qualunque indagine, bisogna confrontarne i costi con gli effettivi vantaggi in termini di interventi evitati e individuare a quale categoria di pazienti proporla per ottimizzare i risultati. Anche perché il test della galectina 3 non è infallibile: esistono rari tumori tiroidei che non esprimono questa proteina.
«Un nodulo non operato va sempre tenuto sotto controllo nel tempo per evidenziare eventuali cambiamenti che possano far pensare ad una lesione tumorale. Una stretta collaborazione tra chirurgo, citologo, patologo ed endocrinologo è la strategia migliore per fare in modo che nulla sfugga e correre ai ripari in caso di noduli che in seconda battuta risultino sospetti. E se la lesione non convince, nulla vieta di ricorrere ad una biopsia e ricercare altri marcatori potenzialmente collegati a forme tumorali», conclude Bartolazzi.

Oncologia
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