
Ma le novità illustrate non terminano qui. In Italia da poco tempo è disponibile un altro farmaco biologico, l'erlotinib, usato al fallimento della chemioterapia. Questo farmaco è al centro dello studio europeo Eurtac: una ricerca che coinvolge 40 centri spagnoli, 10 italiani (coordinati da de Marinis) e 20 francesi. Grazie a questo studio, spiegano i ricercatori, entro il prossimo anno erlotinib si potrà usare alla fine della chemio per 'mantenere' il risultato ottenuto e presto potrebbe essere prescritto in prima battuta ai malati che presentano la particolare mutazione genica di Egfr. Infine si sta studiando il crizotinib, anche questo in compressa, legato a una mutazione genica (quella del gene Alk), quasi sempre assente nel tumore del fumatore. "I farmaci biologici bloccano il tumore e, in molti casi, lo fanno regredire, ma soprattutto non danno quegli effetti tossici negativi che, purtroppo, sono correlati alla chemioterapia", evidenzia de Marinis. "E' una svolta clamorosa, al punto che i più noti esperti al mondo sono giunti a Roma proprio per disegnare il percorso terapeutico al quale dovrebbero attenersi i clinici". "Anche se, è bene sottolinearlo - aggiunge - la chemioterapia resta un'arma importante nelle mani del medico, perché queste nuove terapie sono efficaci solo su alcune categorie di pazienti con tumore al polmone". "L'arrivo di queste nuove terapie è una buona notizia per tutti i malati di tumore al polmone, ma una doccia fredda per i fumatori - aggiunge Cesare Gridelli, segretario dell'Associazione italiana oncologia toracica (Aiot) - perché per loro ci sono pochi farmaci. Le sostanze biologiche che vengono presentate alla Ciot sotto forma di compressa quotidiana al posto della chemio o al suo termine, infatti, funzionano soprattutto nei pazienti colpiti da particolari forme di tumore del polmone non a piccole cellule, che presentano particolari mutazioni geniche. Un elemento cardine per poter intraprendere questa terapia". Queste mutazioni, che si rilevano con un esame specifico dopo la biopsia, "si trovano quasi sempre in malati che non hanno mai fumato e nelle donne", precisa Gridelli. I pazienti con tumore che presentano la mutazione genica Egfr sono il 10%, quelli con mutazione Alk il 5%. In totale, 15 pazienti su cento possono trarre vantaggio da queste nuove terapie. Ma come si scopre la mutazione? "L'esame - spiega ancora de Marinis - si fa solo con la biopsia, possibile solo quando il tumore non è in area periferica (qui si utilizza l'ago aspirato). Occorre un frammento di polmone che va inviato ai Centri di anatomia patologica. Ma Centri così specializzati sono molto pochi. Bisogna che aumentino. Questo deve essere l'obiettivo delle Istituzioni. Si dirà: sono una spesa - ammette - Ma quanto si risparmia salvando un malato di tumore? Bisogna anche sensibilizzare i clinici. Ecco perché nelle linee guida si precisa che la biopsia va sempre fatta quando è possibile e il frammento di tumore prelevato va sottoposto ad analisi".
Fonte: Adnkronos
Per commentare e approfondire l'argomento: Gruppo Tabagismo



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