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Medicina difensiva, costa troppo alla sanità pubblica

Medicina Generale

 L'abuso di prescrizioni che nasce dalla cosiddetta ''medicina difensiva'' costa al Servizio sanitario nazionale, dai 12 e i 20 miliardi di euro l'anno. Cifre da vera e propria finanziaria. Potrebbe essere questa una delle peggiori ''malattie'' del servizio pubblico, contro la quale gli stessi medici, governo e parlamento, sono pronti a intervenire. I dati emergono dall'indagine 'Medici in difesa, prima ricerca del fenomeno in Italia: numeri e conseguenze', commissionata dall'Ordine dei medici della Provincia di Roma e condotta su 800 medici. Uno studio dove i camici bianchi si sono letteralmente ''confessati'', ammettendo di avere usato il ricettario come arma di difesa contro il rischio di denunce. Sulla base dello studio del Lazio, la stima nazionale descrive un quadro preoccupante. Solo 4 medici su 10 dichiarano di non avere mai ceduto alla paura firmando ricette non necessarie e, solo considerando i farmaci, quelli più prescritti in ''via difensiva'' sono i medicinali per l'apparato cardio-circolatorio (33,8%), digerente (28,3%) e respiratorio (27,9%). Il problema della medicina difensiva - ha spiegato il sottosegretario con delega alla Salute Ferruccio Fazio, è legato allo ''sfarinamento del rapporto di fiducia medico- paziente''. E gli effetti sono molto pesanti, e a carico sia del paziente sia del servizio pubblico: ''Basti pensare - ha detto Fazio - all'aumento dei ricoveri e del consumo dei farmaci''. I costi per il servizio sono stimati fra i 12 e i 20 miliardi di euro - ha sottolineato Fazio - e, ''se recuperati, risolverebbero in pochi anni il contenzioso con le regioni, che ammonta a 2 miliardi di euro''. Per questa ragione Fazio giudica necessario intervenire con nuove regole sulla responsabilità professionale del medico: ''E' stato presentato al Senato un disegno di legge firmato dal presidente della commissione Sanità, Antonio Tomassini, ampiamente condiviso dal governo, che propone la regolamentazione della copertura assicurativa dei medici con massimali fissati in tutte le strutture, un maggior ricorso all'arbitrato e uno snellimento dei tempi per il risarcimento dei danni''. Ed in futuro - ha concluso - l'avvio di un percorso di depenalizzazione, così come indicato anche dall'Ordine Nazionale, che ne chiede la definizione come reato specifico: quello, appunto, di colpa medica. Il presidente dell'Ordine provinciale di Roma dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Mario Falconi, presentando lo studio, ha ipotizzato l'utilità di fissare linee guide per la buona prescrizione: ''Ad esempio - ha spiegato - si potrebbe indicare di non prescrivere ogni anno il controllo del colesterolo''. Lo sfoltimento delle prescrizioni comporterebbero anche un altro vantaggio: un accorciamento delle liste di attesa. In questo senso il presidente dell'Enpam, Eolo Parodi, rivolge un appello ai medici: ''L'atto medico deve essere coraggioso, se c'è paura bisogna augurare ai pazienti buona salute''.

Medicina Generale
Commenti
AS
Arcangelo Stiuso
E' certezza che il rapporto medico paziente è normato da un contratto di diritto privato e che tale obligazione normalmente dovrebbe impegnare entramdbi i contraenti. Se si parte da tale presupposto ,vale a dire con oblighi doveri non del solo contraente medico ma anche del contraente paziente sono quasi certo che cambia tutto lo scenario della assistenza primaria. Solo allora si potrbbe discutere nel dettaglio. Gradirei le vostri commenti al riguardo. Dott . Stiuso Arcangelo agoeco.stiuso@alice.it
Rispondi
21/04/2010 11:11
?
E' una cosa certa pure ,che 3/4 quasi delle prescrizioni fatte dai medici di medicina primaria ,siano indotte ,prescritte da medici specialisti ospedalieri, e non,perche' il medico di medicina primaria è prigioniero della situazione generale,sottoposto a ricatti continui ,per quanto riguarda il famoso colesterolo,ci continuano a bombardare di spots televisivi,trasmissioni varie dove si parla di abbassare questo colesterolo !e tante altri cose. grazie . jachehimi61@hotmail.com
Rispondi
21/04/2010 11:11
GP
Giuseppe Peluso
e chi li manda i pazienti dallo specialista???
Rispondi
21/04/2010 11:11
GC
Giovanni Antonio Coan
ma che diamine, nessuno ricorda più che noi abbiamo fatto un giuramento? E che dobbiamo agire secondo scienza e coscienza, e non secondo paura? Quando va bene, è paura... Io invece, dopo una vita in PS, mi sono convinto che la stragrande maggioranza delle volte che un pazient viene inviato in PS è perchè il medico ha avuto paura a porre una diagnosi:tanto lo stipendio lo prende lo stesso.
Rispondi
21/04/2010 11:11
GP
Giuseppe Di Pane
Da medico con trenta anni di attività dico che i tempi sono maturi per far passare alla dipendenza i medici di medicina generale convenzionati con il SSN.Il paziente utilizza l'arma della ricusazione del medico quando questi non viene incontro alle sue aspettative.Sin quì ho cercato di non trasgredire le regole imposte dall'assessorato reg.sanità e ausl.Questo però l'ho fatto solo a mie spese poichè gli assistiti che mi hanno ricusato per il mio rispetto della legalità in trent'anni ammonta ad alcune centinaia.Se il SS ci svincolasse da questa sudditanza,che fa comodo solo ai politici,penso che la spesa :farmaceutica e diagnostica avrebbe una contrazione notevolmente maggiore del costo della dipendenza dei medici di m.g. che
21/04/2010 11:11

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