
Un modello organizzativo contestato
Secondo il sindacato, il nuovo assetto previsto dall’Accordo Collettivo Nazionale 2024 impone ai medici di famiglia un’organizzazione rigida, obbligandoli a svolgere contemporaneamente attività di assistenza primaria e continuità assistenziale. Una struttura che, viene sottolineato, non tiene conto dei carichi di lavoro reali, delle competenze individuali e dell’equilibrio tra vita professionale e personale.
Questa impostazione contribuirebbe a rendere la professione sempre meno attrattiva, già messa sotto pressione da un numero elevato di assistiti per medico, spesso superiore ai limiti previsti.
Il peso della burocrazia
Tra le criticità principali emerge il carico amministrativo: circa il 50% del tempo lavorativo dei medici sarebbe assorbito da attività burocratiche come compilazione di documenti e piani terapeutici. Una situazione che riduce significativamente il tempo dedicato alla relazione e alla cura dei pazienti.
Carenza di medici e scarso ricambio
I dati più recenti confermano un problema strutturale di ricambio generazionale. Nelle Marche, entro il 2028, oltre 200 medici di medicina generale raggiungeranno l’età pensionabile. Già oggi si registra una carenza significativa di professionisti rispetto al fabbisogno.
A questo si aggiunge un calo di interesse tra i giovani: nel 2025 i candidati al corso di formazione specifica in medicina generale sono stati inferiori alle borse disponibili, con un dato in controtendenza rispetto alla media nazionale.
Criticità organizzative sul territorio
Il sindacato evidenzia inoltre difficoltà nell’integrazione del nuovo modello con le strutture territoriali previste dal DM 77/2022, come le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e i servizi di coordinamento. Tra i problemi segnalati:
Tutele e condizioni di lavoro
Un altro punto centrale riguarda le garanzie per i medici di medicina generale. Secondo il sindacato, la professione non può più prescindere dall’introduzione di tutele strutturate, come maternità, ferie, malattia e coperture in caso di infortunio.
Il rischio di impoverimento della medicina territoriale
Già in fase di approvazione dell’Accordo Integrativo Regionale, era stato segnalato il rischio che l’introduzione obbligatoria del Ruolo Unico potesse contribuire a una progressiva perdita di attrattività della medicina territoriale, con una possibile fuga di professionisti.
La richiesta: rivedere la riforma
La posizione del Sindacato Medici Italiani è chiara: l’attuale riforma non affronta in modo adeguato le trasformazioni sociali, demografiche e tecnologiche in atto. Serve, invece, una revisione complessiva del modello organizzativo, capace di rispondere ai bisogni reali dei medici e dei cittadini.
L’auspicio è che il confronto istituzionale possa portare a una riorganizzazione più sostenibile dell’assistenza territoriale, in grado di garantire una risposta efficace ai bisogni di salute della popolazione.



Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.
Lorem Ipsum dolor sit amet faucibus in tincidunt.
Lorem Ipsum dolor sit amet
Lorem Ipsum dolor sit amet consectetur.