La questione equivalente, pro o contro, ha suscitato molto interesse tra i medici del nostro Social Dottnet. In particolare si è parlato di bioequivalenze, tema molto dibattuto e che inevitabilmente conduce alla discussione sull’efficacia dei generici rispetto a un prodotto di brand. I farmaci equivalenti rappresentano quasi la metà del consumo italiano e circa il 28% della spesa, anche se la maggiore prescrizione si concentra ancora sui prodotti branded. Nel 2009 hanno perso il brevetto alcuni principi attivi molto prescritti come il pantoprazolo e il perindopril. Saffi Giustini, medico di mmg, sulla rivista della Simg ha analizzato il problema della bioequivalenza, appunto. Ecco il risultato:
A norma di legge il farmaco generico/equivalente è un prodotto che ha la stessa composizione qualitativa e quantitativa in principi attivi e la stessa forma farmaceutica del medicinale di riferimento nonché una bioequivalenza con il medicinale di riferimento dimostrata da studi appropriati di biodisponibilità. Grazie ai controlli di bioequivalenza e di qualità imposti dalla legislazione vigente, i profili farmacologici di un farmaco generico risultano essere sovrapponibili a quelli del corrispondente farmaco originatore (brand name). Il farmaco con brevetto scaduto costituisce un’alternativa efficace ed economica rispetto ai medicinali della stessa classe ma ancora soggetti a tutela brevettuale. Ad esempio, lisinopril e ramipril, nifedipina e amlodipina, pravastatina e simvastatina, lansoprazolo e omeprazololo non hanno certo caratteristiche di efficacia e sicurezza inferiori rispetto ad altri ACE inibitori, calcio-antagonisti, statine o inibitori di pompa. Sarebbe utile, dato il notevole utilizzo di queste molecole negli anni della protezione brevettuale, che il loro impiego si incrementi nel tempo, perché la vita di un farmaco deve proseguire fintanto che non risulti superato in termini di efficacia e sicurezza. Ricordiamo che, mentre di un nuovo farmaco conosciamo i benefici solo su outcome surrogati, di quelli in commercio da anni conosciamo anche i benefici su outcome primari e sulla loro sicurezza d’uso. In Italia le cose sono più complicate perché la strategia del comarketing ha fatto si che la stessa molecola fosse commercializzata in concessione brevettuale da varie industrie, con diversi nomi di fantasia.
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