
Abitudini da rockstar a parte, le malattie respiratorie, questa malattia (che produce danni irreversibili) è provocata in otto casi su dieci dal fumo, così come la maggior parte delle bronco-pneumopatie cronico-ostruttive o Bpco, tra le quali rientrano le bronchiti croniche, alcune forme di apnee notturne e altro. Ma le Bpco, pur diffusissime, non sono le sole: in Italia le malattie respiratorie sono la terza causa di morte e le Bpco rappresentano il 50-55 per cento del totale. Colpa dell'inquinamento nelle città, causa di asme e bronchiti croniche innanzitutto ma anche delle degenerazioni più gravi, e colpa del fumo. È un'emergenza dai costi sanitari altissimi (il costo medio per un malato non grave è di 1.300 euro all'anno), che riguarda il 6-7 per cento della popolazione, ma che è ignorato dalla maggioranza di coloro che ne sono colpiti, a causa della mancanza di informazioni adeguate sui primi sintomi. E ciò è tanto più grave se si pensa che per le Bpco non ci sono terapie efficaci, e che è quindi particolarmente importante prevenirne l'instaurarsi e, una volta che si siano rilevati i sintomi, fare di tutto per evitare che il danno progredisca. L'enfisema in particolare, che è la forma della Bpco più tipicamente collegata al fumo, è causato dalla perdita di elasticità dei tessuti polmonari e dal conseguente deterioramento della funzione respiratoria, con formazione di vere e proprie bolle di aria e aumento del volume polmonare; via via che queste ultime si ingrandiscono, la respirazione peggiora sempre più, con ripercussioni su tutto l'organismo che vanno dalla dipendenza totale dalla somministrazione di ossigeno allo scompenso cardiaco fino all'immobilità (con relativo danno muscolare) e alla morte. I farmaci, principalmente broncodilatatori e cortisonici, riescono a migliorare la qualità della vita e ad attenuare i sintomi, ma nulla possono contro l'evoluzione, e anche i supporti nutrizionali e la rieducazione respiratoria non vanno oltre, almeno finora. Presto, però, potrebbero esserci novità, a partire proprio dai casi nei quali l'enfisema è allo stadio iniziale: lo studio Uplift, condotto su oltre 6.000 persone in 367 paesi, i cui risultati saranno presentati all'inizio di ottobre a Berlino al congresso della European Respiratory Society, sembra sancire l'efficacia del tiotropio, un farmaco dato per via inalatoria una volta al giorno, nell'arrestare l'evoluzione della patologia e nel migliorare la funzionalità respiratoria. Spiega Leonardo Fabbri, presidente del congresso e docente di medicina respiratoria dell'Università di Modena-Reggio Emilia: "Per la prima volta potrebbe esserci una molecola attiva, in grado di modificare profondamente la vita di milioni di pazienti". Quando invece la malattia è già in fase avanzata, una possibilità è il bisturi, con un intervento nel quale l'Italia è leader a livello mondiale: la riduzione del volume polmonare effettuato con una modalità mininvasiva grazie alla tecnica messa a punto a Tor Vergata dal gruppo di Tommaso Claudio Mineo, capo del Dipartimento di chirurgia toracica. Spiega Eugenio Pompeo, dello stesso Dipartimento, che con Mineo ha appena pubblicato su 'Chest' i dati ottenuti su una trentina di malati: "L'intervento, comunque condotto, apporta benefici che vanno oltre gli effetti sulla respirazione: lo si vede con chiarezza nel profilo dei grassi nel sangue, nel metabolismo, nello stato nutrizionale, perché la malattia danneggia tutto l'organismo e non solo i polmoni". Questo accade perché il fumo stesso non è causa di danno al solo sistema respiratorio, ma influenza tutti i distretti corporei. Sottolinea a questo proposito Leonardo Fabbri: "Chi fuma introduce in modo continuativo veleni che causano una vera e propria intossicazione sistemica, con ripercussioni su tutti gli organi, a loro volta aggravate dai deficit respiratori; il tutto alimenta un circolo vizioso che non può che favorire una serie di patologie: i fumatori hanno aumento in quasi tutti gli indici di rischio".



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