Si parte dagli 11enni perché è il gruppo d'età in cui circola di più la malattia e le prove cliniche erano più veloci, ma entro qualche mese verrà presentata domanda di registrazione all'Agenzia europea per i medicinali (Ema) anche per i bambini di 2 mesi. Il vaccino si basa sulla tecnologia dei vaccini coniugati, realizzati cioè legando un polisaccaride a una proteina (detta carrier). Un trucco frutto del lavoro dei ricercatori italiani, che ha permesso di superare i limiti dei precedenti vaccini, fornendo una protezione prolungata nel tempo e anche nei bambini. ''Il vaccino garantisce un'immunità di oltre 2 anni - ha continuato Rappuoli - ma i nostri studi preliminari ci dicono che continua anche dopo 5 anni. Comunque si tratta di un vaccino assolutamente sicuro e senza pericoli''. Un'idea questa presente invece in molte mamme, come dimostra una ricerca della Gfk Eurisko, da cui è emerso un atteggiamento di diffidenza e spesso poca informazione nelle mamme italiane. Il 67% non ritiene che i figli siano a rischio di contrarre la meningite, e solo il 34% ha vaccinato i figli contro la malattia. ''Solo il 32% - spiega Isabella Cecchini di Gfk Eurisko - sa che esistono diversi ceppi di batteri che possono causarla, e solo il 2% sa nominare un tipo di meningococco''. Fondamentale nella scelta o meno di vaccinare il figlio è il pediatra. Tra il 34% di mamme che ha fatto vaccinare il figlio, l'83% l'ha deciso perché glielo aveva consigliato il pediatra, e il 21% il medico di famiglia.




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