
Secondo questa ricerca, quindi, 'il 50,2% degli italiani è convinto che non sia vero che le persone con sindrome di Down abbiano pressoché sempre un ritardo mentale, e addirittura è il 73% a pensare che le persone autistiche siano quasi sempre geniali nella matematica, nella musica o nell'arte. Le narrazioni mediatiche in cui prevale la spettacolarizzazione di singole vicende (come quelle di persone con sindrome di Down che hanno capacità cognitive nella norma e che riescono a laurearsi, oppure i casi degli "autistici sapienti"), statisticamente rarissime, finiscono per sedimentarsi sotto forma di pseudonozioni per ampi settori della popolazione'. Ma non solo. Perché secondo un'indagine del Censis sull'ictus, 'per la maggioranza degli italiani questa patologia è quasi sconosciuta: meno della metà sa che colpisce il cervello, e la grande maggioranza non conosce ne' la trombolisi (la terapia specifica che può ridurne in modo significativo le conseguenze), ne' la stroke unit (il reparto specifico). Eppure, si tratta della terza causa di morte in Italia, mentre per chi sopravvive all'evento si prospetta in molti casi la disabilità permanente, ma se la corretta informazione sull'ictus fosse più diffusa tanti casi potrebbero avere un esito diverso'. Secondo l'indagine un'altra tipologia di informazione sulla salute che può produrre distorsioni è quella sui casi di malasanità: 'Il problema esiste, ed è compito dei media fare luce sulle inefficienze del sistema con il massimo rigore, ma il diffondersi della convinzione che l'errore medico sia frequente e probabile, alimenta la conflittualità nel rapporto tra cittadini e istituzioni sanitarie, e soprattutto contribuisce allo schiacciamento su dimensioni narrativamente più efficaci della comunicazione sulla salute, a scapito di un'informazione che fornisca ai cittadini strumenti concreti per far valere i propri diritti in modo stringente'. Altro passaggio importante, nel lavoro svolto dal Censis, quello del consumo farmaceutico. Secondo l'indagine si 'osserva la tendenza a un costante aumento dei consumi complessivi in termini di dosi e confezioni, a fronte di un aumento molto contenuto della spesa territoriale totale. All'interno della stessa spesa territoriale, quella a carico del Ssn (convenzionata) e quella privata (a carico dei cittadini) mostrano andamenti di segno opposto: dal 2001 la spesa convenzionata è rimasta sostanzialmente stabile, mentre la spesa privata fa osservare un aumento continuo. Le politiche di contenimento mostrano quindi la loro efficacia, ma solo sulla spesa a carico del Ssn, mentre i cittadini hanno pagato in questi anni sempre di più, sia per l'aumento dei ticket che per l'aumento dei prezzi dei farmaci non rimborsabili. Nell'anno in cui la crisi ha fatto sentire i suoi effetti sulle famiglie italiane, circa il 50% ha dichiarato che la spesa per la salute è molto (11,4%), abbastanza (28,2%) o un po' (8,3%) aumentata, mentre oltre la metà degli italiani (il 53,3%) ha indicato di aver intensificato nel 2009 il ricorso ai farmaci generici con l'obbiettivo del risparmio'.




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