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Fimmg: contro il sovraffollamento degli ospedali occorre potenziare la medicina sul territorio. Magnanti (Spes): gli Mmg devono fare da filtro. Fazio: abbiamo stanziato fondi per la medicina generale H24

Sanità pubblica

 "La medicina del territorio - spiega Milillo - va organizzata in modo da poter prendere in carico i malati cronici ed essere presenti come primo punto di riferimento per i cittadini. Ma non è ipotizzabile che il medico di famiglia sia sempre in studio. Ecco perché andrebbero organizzati poliambulatori di medicina generale, con squadre di camici bianchi che a turno potrebbero garantire l'apertura dell'ambulatorio. Ma per organizzare queste attività - conclude Milillo - servono investimenti da parte delle Regioni".  "Il sovraffollamento dei pronto soccorso e' dovuto all'insufficiente utilizzo del territorio. Per questo il Governo, per potenziare la medicina territoriale, ha introdotto nel Piano sanitario nazionale 2011-2013 un fondo di 350 milioni di euro l'anno destinato alle cure primarie, e in particolar modo all'avviamento e alla sperimentazione di punti di accesso di medicina generale aperti H24". Lo afferma il ministro della Salute Ferruccio Fazio, che indica la misura messa in campo dal Governo per fronteggiare il fenomeno del sovraffollamento dei pronto soccorso.
L'apertura dei centri di assistenza territoriali H24 riuscirebbe a frenare il ricorso improprio al pronto soccorso da parte dei cittadini. "Consentirebbe - conclude il ministro Fazio - di comprimere i codici bianchi e verdi". Risolvere il problema non sembra però facile. "Purtroppo - sottolinea Magnanti medico e segretario Spes (Sindacato professionisti emergenza sanitaria), che l'anno scorso, per rendere pubblico questo disagio, ha organizzato una protesta che fece molto clamore: il 'Barella Day' - la carenza dei posti letto per acuti a Roma e nel Lazio è assoluta. Negli ultimi due-tre anni sono stati tagliati 4 mila posti letto. Inoltre - aggiunge - ci sono pure problemi organizzativi. Molti pazienti ricoverati che hanno superato la fase acuta, invece di essere trasferiti in strutture di cura inferiori, rimangono a occupare posti preziosi". La ricetta per migliorare la situazione sembra essere soprattutto una: "Bisognerebbe - conclude Magnanti in sintonia con Milillo  - potenziare la medicina del territorio, con un'azione di filtraggio da parte dei medici di famiglia". L'ultimo in ordine di tempo è il caso della paziente 'ricoverata' per tre giorni su una sedia, in attesa di un posto letto al Civico di Palermo. Ma episodi del genere sono sempre più frequenti. In Campania, le cronache locali di questi giorni descrivano scenari choc nei reparti di emergenza degli ospedali: malati addirittura 'adagiati' sulle scrivanie. Insomma, i pronto soccorso italiani sono a rischio collasso. Da Nord a Sud, da Milano a Napoli, passando per Roma, la situazione che si vive nei reparti di emergenza degli ospedali del Paese è al limite: sovraffollamento, accessi impropri, mancanza di posti letto per i ricoveri, carenza di personale medico e paramedico, costretto spesso a stringere i denti e lavorare in condizioni sempre più difficili. E' quanto emerge dall'analisi sullo stato di salute dei pronto soccorso italiani, elaborata dalla Società di medicina emergenza urgenza (Simeu) e dalla Federazione italiana medicina emergenza catastrofi (Fimeuc), che hanno preso in esame l'attività dei pronto soccorso degli ospedali lombardi, laziali e campani. Vittorio De Feo, presidente della Simeu Campania, non usa giri di parole: "Tutti i pronto soccorso della Regione stanno funzionando ai limiti delle possibilità, gli operatori che ci lavorano stanno stringendo i denti sperando in un'adeguata riorganizzazione del sistema da parte di aziende ospedaliere, Asl e Regione". Ma il problema supera i confini della Campania. Duecento chilometri più a Nord, nel Lazio, in particolare negli ospedali della Capitale, la situazione è al livello di guardia. Soprattutto per quel che riguarda l'attesa dei pazienti per un posto letto. "Nel Lazio - spiega Cinzia Barletta, presidente nazionale Fimeuc - l'attesa per il ricovero può superare le 24 ore nel 30% dei casi e, nel 20%, addirittura raggiungere le 54 ore. Il 15% dei pazienti può invece aspettare anche 72 ore". Anche tre giorni in attesa, quindi, che a volte si traducono in una vera e propria odissea. Storie che non hanno però nulla di epico, anzi. Una di queste l'ha raccolta proprio in queste ore il Tribunale dei diritti del malato: "A Roma - fa sapere il Tdm - al pronto soccorso del San Camillo c'è una signora con una diagnosi di tumore al pancreas in attesa di un posto letto da tre giorni". Storie di ordinario disservizio, casi limite forse, ma sempre più frequenti. Sabato scorso all'ospedale Civico di Palermo, per mancanza di posti letto, una signora ultrassessantenne, colta da crisi ipertensiva, è rimasta per tre giorni e tre notti su una sedia del pronto soccorso. Ha potuto sdraiarsi su una lettiga dell'ospedale solo dopo 72 ore. L'episodio - balzato alle cronache - ha fatto scattare l'avvio di un'istruttoria da parte della Commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale. Ma, a sentire gli operatori che lavorano nei pronto soccorso italiani, di storie così se ne potrebbero raccontare a dozzine. "L'affollamento del pronto soccorso - spiega il presidente Fimeuc Barletta - non è un problema organizzativo dei reparti di emergenza, ma dell'ospedale. Se la struttura non può accogliere un paziente, questo per forza rimane in pronto soccorso sulla barella, determinando come effetto domino un rallentamento di tutte le attività e perfino del sistema di emergenza preospedaliero del 118". Per il campano De Feo, queste estenuanti attese in pronto soccorso sono il risultato di politiche miopi. "Non sono stati attivati, così come suggerito da noi, i posti letto di osservazione breve nei presidi ospedalieri sede di primo soccorso. I pazienti in attesa di ricovero sostano sui lettini di pronto soccorso che, occupati impropriamente, non possono essere disponibili per accettare nuovi pazienti che arrivano con le ambulanze del 118". Un fenomeno, questo delle attese, che non riguarda solo le regioni del Sud e del Centro del Paese. Anche in Lombardia i pazienti spesso sono spesso costretti ad aspettare che si liberino posti letto per i ricoveri. Solo che qui i tempi di attesa sono almeno un po' più ridotti. "L'attesa - spiega Maria Antonietta Bressan, presidente della Simeu Lombardia - può procrastinarsi per diverse ore, fino a 12 nei momenti di massimo sovraffollamento". Ma non sono solo i malati a dover pazientare. A rimanere 'bloccati' in pronto soccorso spesso sono anche i mezzi del 118. Soprattutto nei giorni di massimo afflusso, come in questo periodo, con molti cittadini colpiti dall'influenza.

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"Nei giorni passati - sottolinea Bressan - il sistema dell'emergenza-urgenza ospedaliera è stato messo a dura prova. In diversi ospedali non erano più disponibili lettini per 'sbarellare' i pazienti. Questi, e quindi le ambulanze, dovevano stare in coda, soprattutto presso i grandi ospedali di Milano, ferme anche per tre ore consecutive". Il sovraffollamento è proprio uno - se non il primo - dei problemi più 'pesanti' che affliggono i reparti dell'emergenza-urgenza del Belpaese, dove in un anno si contano circa 30 milioni di accessi al pronto soccorso. "Il sovraffollamento - spiega Barletta - è un problema molto complesso, dovuto a molte cause: invecchiamento della popolazione, complessità assistenziale, fasce vulnerabili, aumentate richieste di salute, crisi del sistema delle cure primarie. Senza dimenticare il problema della carenza di personale e l'aumentata complessità delle cure". Per la lombarda Bressan, l'elevato numero di pazienti che si rivolge alle strutture di pronto soccorso "è alto in quanto il cittadino vuole risposte tempestive, adeguate e ottimali al proprio bisogno di salute. Il paziente - aggiunge - vede nel pronto soccorso un faro sempre acceso, 24 ore su 24 e tutti i giorni dell'anno, anche e soprattutto quando altri servizi sul territorio sono chiusi e non rispondono alle domande dei cittadini (vedi poliambulatori, distretti, presidi, etc.) in particolare sabato e domenica e nei periodi festivi e dei ponti". Sovraffollamento che non risparmia di certo i pronto soccorso degli ospedali napoletani. "In cittè e in provincia - sottolinea De Feo - solo nel mese di gennaio si è registrato un aumento del 15-20% degli accessi. Purtroppo - aggiunge - l'ospedale nonostante i tentativi di promuovere una sanità di tipo prevalentemente territoriale, viene ancora visto dai cittadini come la soluzione unica ai problemi di salute". Solo al pronto soccorso dell'ospedale San Paolo di Napoli, nel mese di dicembre, si sono registrati 5.861 accessi, contro i 5.450 dello stesso periodo del 2009. "Nell'ultima settimana - afferma Fernando Schiraldi, presidente nazionale della Simeu - c'è stato un incremento degli accessi del 10% rispetto all'anno precedente". Nel Lazio si registrano invece circa 2 milioni e 200 mila accessi l'anno. "Di questi pazienti - spiega Barletta - solo il 17% viene ricoverato". Per ridare ossigeno ai pronto soccorso, gli specialisti dell'emergenza indicano una serie di misure da adottare. Per la presidente Fimeuc, Barletta, è necessario ad esempio "migliorare complessivamente l'efficienza dell'ospedale, garantendo il ricovero nel reparto più appropriato entro 12 ore massimo 24. E ancora. Garantire livelli essenziali di assistenza il più vicino possibile al domicilio del paziente e ai familiari; passare da un modello sanitario centrato sull'ospedale a uno più orientato verso il territorio e i bisogni del cittadino". Per il presidente della Simeu lombarda, Bressan, grande attenzione va rivolta alla formazione del personale dei reparti di emergenza. "E' chiaro - spiega - che il pronto soccorso deve avere un organico 'ad hoc', con medici formati per questa specifica attività. Non è accettabile che ci siano medici a rotazione, con camici bianchi magari di altri reparti che ruotano in pronto soccorso senza alcuna preparazione. Non è accettabile - aggiunge - che in grandi pronto soccorso ci siano medici 'a gettone', vale a dire camici bianchi precari, non particolarmente formati per lavorare in pronto soccorso, che prestano servizio magari per una notte o due". Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente della Simeu della Campania, De Feo, secondo il quale per ridurre i disagi nei pronto soccorso "è necessaria una riorganizzazione del sistema di emergenza territoriale, con la dislocazione dei punti di intervento mobili e dei posti di primo intervento fissi. E' inoltre fondamentale - dichiara De Feo - creare posti letto di osservazione negli ospedali sede di pronto soccorso, e posti letto di medicina d'urgenza dove gli accessi di pronto soccorso superano i 50 mila l'anno". E ancora. "Serve - sottolinea il presidente della Simeu Campania - l'attivazione immediata delle strutture polifunzionali della salute per contenere il ricorso inappropriato all'ospedale, e la riorganizzazione della rete dell'emergenza per le tre gravi patologie: infarto, ictus e trauma". Taglia corto il presidente nazionale della Simeu, Schiraldi: "La vera soluzione possibile - afferma - è quella di costringere le strutture del territorio (medici di base, ambulatori Asl, guardia medica) a lavorare di più e ad assumersi maggiori responsabilità. In molti Paesi europei - conclude - i medici del territorio lavorano di più e delegano meno all'ospedale". Per evitare situazioni di caos nei Pronto soccorso 'occorre una diversa organizzazione sul territorio'. Lo afferma il presidente dell'Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani Emergenza Area Critica (Aaroi-Emac) Vincenzo Carpino. "Il sovraffollamento dei Pronto Soccorso non è una novità - afferma Carpino - è una questione ricorrente che purtroppo si ripropone ogni anno, in particolare nei mesi invernali in cui c'è il picco dell'influenza stagionale. Un problema che potrebbe e dovrebbe essere affrontato con un'adeguata programmazione e riorganizzazione della rete dell'emergenza'. Quest'anno però, denuncia, 'la situazione è ben più grave perché‚ alla prevedibile maggiore affluenza di utenti si aggiungono gli organici ridotti all'osso per effetto del blocco del turnover e la chiusura di interi reparti in seguito all'applicazione dei piani di rientro di alcune regioni'. Ma come è possibile, si chiede Carpino, 'lavorare serenamente quando vengono a mancare le risorse umane necessarie' e 'come è sostenibile che, in particolare negli ospedali pediatrici, il sabato e la domenica su 100 bambini visitati, 80 sono codici bianchi che si rivolgono al Pronto Soccorso per la chiusura degli studi dei pediatri di base?'. E allora, 'tornando alla necessità di organizzare e programmare - conclude il presidente Aaroi - sarebbe opportuno che le Regioni e le Asl pensassero ad una rete di ambulatori in grado di alleggerire i settori dell'emergenza anche nei giorni festivi". Clicchi qui per partecipare al poll

Sanità pubblica
Commenti
AR
Antonio Romeo Riboldi
spesso volte NONOSTANTE IL MEDICO VISITI PER APPUNTAMENTO,SIA PRESENTE IN STUDIO INF PROFESSIONALE.QUINDI NON HA GRANDI ATTESE IL PAZ SCEGLIE DI SUA INIZIATIVA IL P SOCC IN QUANTO A COSTO ZERO. CON LISTE ATTESE ACCETTABILI OTTIENE UNA SERIE DI PRESTAZIONI:VISITA -ES LAB RX . VERIFICA -CONFERMA DI QUANTO IL CURANTE HA IMPOSTATO NEI GIORNI PRECEDENTI-. PER REALIZZARE UNA POSTAZIONE H 24 COSI CELEBRATA OCCORRE :PERSONALE INFERM- PERS SAINTARIO -MININO DI STRUMENTAZIONE. ECGR SPIROMETRO REATTIVI VARI.ECT .VISTO LE ULTIME LEGNATE DAI GIUDICI IN MATERIA MEDICO LEGALE - COPLEVOLE IL TITOLARE CON LA SOSTITUTA .CHI SE LA SENTE DI IMPEGNARSI IN UN GINEPRAIO FOPRIERO SOLO DI GRATTACAPI. NON C'E TARIFFA CHE INVOGLI CHI HA UN PO DI BUON SENSO .
Rispondi
24/01/2011 13:47
VB
Vincenzo Basso
A proposito di tempi e di costi. Un tempo, quando gli Informatori del Farmaco, che rispetto e che, come sapete, sono nelle peste come noi per altri motivi, abbondavano e le cosiddette “ linee “ delle varie case produttrici di farmaci ci assillavano, feci un piccolo calcolo: Ricevevo per appuntamento i suddetti informatori tre volte la settimana, non più di tre presene al giorno. Calcolo: tre presenze x volte la settimana =9 presenze, per 4 settimane al mese =36 presenze, per 11 mesi l’anno =396. Facciamo 400 presenze l’anno e non parliamone più !! Ogni visita la mettiamo a 10 minuti ( perché la cosiddetta scienza preferisco studiarla che vederla asservita al marketing): 400 x 10 minuti = 4000 minuti. 4000:60 = 66.666666666 ore l’anno. 66 ore equivalgono a 8 giorni lavorativi e mezzo da 8 ore al giorno !!!! ………… Ovviamente senza guadagno, senza inviti a viaggi di …. informazione scientifica e senza accettare stupidi gadget!!! Prendetela come una sterile masturbazione mentale, ma, mutata mutanda (non quelle cose di ferro che dovremmo adottare per difenderci), ho impiegato circa dieci minuti ogni volta a spedire quei 6 (sei) cert. on line per non farmi trovare impreparato il 01.02.2011 se saremo costretti a piegarci al piccoletto. …………. Ora, se tanto fa tanto, 9 crt. la settimana li rilasciamo un po’ tutti, o quasi, io credo. Ergo …. Fatevi i conti. A proposito, con il mio vecchio prg, che uso in tandem col nuovo prg quasi solamente per questo, senza spese aggiuntive, il crt cartaceo lo rilascio ancora in circa 30 secondi !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Rispondi
22/01/2011 14:54
DC
Domenico Catalano
cari colleghi noi ci preoccupiamo dei certificati online delle ricette online mentre l'illustre segretario del sindacato più rappresentativo della medicina generale non dorme la notte per cercare di risolvere ai colleghi ospedalieri il problema dei codici bianchi e verdi meno male che si è dimenticato quelli rossi ,affermando che il territorio non e abbastanza utilizzato,ergo la colpa del sovraffolamento degli ospedali e nostra,perchè non cerca di trovare la soluzione al fatto che i colleghi ospedalieri non utilizzano le ricette per le prescrizioni sia di farmaci che di accertamenti,ne fanno i certificati di malattia. Il problema sta nel fatto che molti di noi sono masochisti ed hanno piacere di appartenere al più numeroso sindacato che pero io credo non sia il più rappresentativo della nostra categoria visto come la difende.Io credo che la sanità funzionerebbe molto meglio se togliessero la cosidetta scelta di fiducia del pz e la consguente quota pro capite e ci pagassero ad ore come tutti eliminando cosi la paura di molti di opporsi al pz per non perdere i pochi euro che ci danno .
Rispondi
21/01/2011 18:10
LC
Luigi Casadei
Cari colleghi, è sempre un piacere leggervi e discutere con tutti Voi. I precedenti interventi, da soli, valgono più di quanto emerge nelle interviste dei vari ministri, sindacalisti, responsabili a vario livello, tribunale del malato, medicina delle catastrofi e catastrofi nella medicina. Aggiungo che per andare incontro ai bisogni del paziente si deve prima soccorrere i bisogni del medico. Invece tutti ci blandiscono con l’untuosa ipocrisia che siamo il perno centrale del Sistema Sanitario e poi ci accollano, visto che siamo tanto bravi e indispensabili, sempre più numerose e imprevedibili mansioni. Promettendoci vaghi quanto indecorosi aumenti di stipendio che non recuperano l’inflazione? Solo se va bene! Adesso siamo piuttosto alla minaccia di esemplari punizioni. Intanto riceviamo indebite pressioni, come se fossimo responsabili pure della carenza di posti letto ospedalieri, mentre di educazione verso i cittadini nell’utilizzo saggio e responsabile dei servizi d’emergenza, non si parla proprio. Strano perché di campagne a spese pubbliche, siamo inondati ogni giorno. Vi ricordate quando ci dicevano che cosa avrebbero portato il progresso e la tecnologia? Ci avevano promesso tanto, ma tanto tempo libero, che quasi ne provavo timore e vergogna! Come avremmo riempito quegli enormi, abissali contenitori vuoti, tutto il tempo che il computer, il telefonino e i nuovi strumenti ci avrebbero donato? Eccoci qui, a leccarci le mortali ferite inferte al nostro quotidiano lavoro. Siamo già tornati servi della gleba, ma possiamo ancora peggiorare. A ogni nuovo compito che ci viene assegnato (e se non ce n’è di nuovi, ci pensa il “nostro” maggior sindacato a inventarne) c’è sempre una faccia di bronzo che ci spiega che, in fin dei conti, ci vogliono solo pochi minuti in più. Poi se quacuno prova a moltiplicarli per ogni paziente e contarli tutti, quei minuti ci schiacciano con il peso immane di una pressa. Il peso dei secoli e del Tempo, che pare andare all’indietro. E noi siamo ripiombati in pieno medioevo. Statemi bene.
Rispondi
21/01/2011 16:24
AR
Antonio Romeo Riboldi
alcuni conoscenti di ritorno dagli stati uniti d'america :usa per essere trattatati per una colica renale ,hanno ancipato fior di+ migliaia+ dollari che poi saranno rimborsati . la stessa patologia trattata iin ospedale italiano e sta ta a costo zero gli acessi al P.S a codice NON urgente vanno completamente tariffati e pagati - i pazienti non CONOSCONO QUANTO COSTI UN C UP iN P.S UNA TAC UNA ECOCOGRAFIA URGENTE -SI LAMENTANO DEI TEMPI DI ATTESA .
21/01/2011 08:52

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