
La richiesta dello scienziato è la stessa di Europa Donna che fra i suoi obiettivi, oltre alla diffusione in tutta la Penisola di centri specializzati nella diagnosi e nel trattamento del cancro al seno (Breast Unit), ha proprio quello di definire e mettere in atto "programmi di screening personalizzati in base ai diversi fattori di rischio di ogni donna", afferma la presidente della 'lobby rosa' Rosanna D'Antona. Europa Donna punta per prima cosa a "uniformare l'offerta di screening in tutte le regioni italiane", dice D'Antona, ricordando i dati dell'Osservatorio nazionale screening: "La percentuale di donne tra i 50 i 69 anni che ricevono la lettera di invito per l'esame è di 89% al Nord, 77% al Centro e solo del 38% al Sud. E questo accade nonostante in Italia i programmi di screening mammografico siano compresi per decreto ministeriale nei livelli essenziali di assistenza (Lea)", precisa la presidente. D'altra parte, però, Europa Donna chiede anche alle istituzioni di "investire e ragionare sull'appropriatezza dello screening", appunto "mettendo in atto programmi personalizzati in base ai diversi fattori di rischio". Accoglie l'appello la senatrice Laura Bianconi (Pdl), referente di Europa Donna a Palazzo Madama e membro della Commissione Igiene e Sanità. "I dati relativi al ricovero per tumore al seno - evidenzia la senatrice - ci dicono che solo nel 45% dei casi le pazienti rientrano nella fascia d'età per la quale è previsto l'invito allo screening (50-69 anni). Il 35% ha più di 69 anni e il 29% meno di 50", e di questa quota di 'malate giovani' "il 50% ha addirittura meno di 40 anni". Da qui le proposte: da un lato, "nella fascia 50-69 anni, prevedere oltre allo screening biennale uno step intermedio annuale", dall'altro "estendere lo screening alle donne over 69 e under 50. In particolare, al di sotto dei 40 anni, con la collaborazione dei medici di famiglia, è importante selezionare target specifici di donne particolarmente a rischio da controllare periodicamente. Con un lavoro di team - è convinta Bianconi - la sfida della diagnosi precoce può essere vinta". Sanno che il tumore al seno è il più diffuso fra le donne; conoscono, almeno a parole, l'importanza della diagnosi precoce, ma sono confusi sui fattori di rischio, si fidano poco dell'impegno delle istituzioni e sono fortemente disillusi: l'84% ritiene che guarire sia una questione di fortuna, il 57% crede sia meglio ammalarsi al Nord che al Centro-Sud e la metà non saprebbe cosa fare in caso di diagnosi. Sono disorientati e impauriti gli italiani interrogati sul cancro al seno dall'Istituto di ricerche Ispo, che per la prima volta ha condotto per Europa Donna un'indagine conoscitiva sulla consapevolezza dei connazionali verso il big killer che nel nostro Paese colpisce in media una donna su 8, con circa 40 mila casi all'anno. L'indagine, condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana, è stata illustrata a Milano da Renato Mannheimer, alla presenza della presidente di Europa Donna Rosanna D'Antona, della senatrice Pdl Laura Bianconi, referente della 'lobby rosa' a Palazzo Madama e membro della Commissione Igiene e Sanità, e dell'oncologo Alberto Costa. In caso di malattia, rispondono quindi più di 8 italiani su 10, "bisogna sperare di essere fortunati perché non sempre ci si imbatte in medici e strutture competenti".




Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.