In trecento anni di storia, da quando lady Wortley Montague, moglie dell'ambasciatore britannico in Turchia, osservo' che i turchi utilizzavano croste di vaiolo per immunizzare le persone sane, i vaccini hanno fatto molta strada, e oggi sono tre milioni le persone che ogni anno devono la vita a un'iniezione, ma ancora molto lavoro si deve aggiungere a quello fatto dai vari Jenner e Pasteur di tutto il mondo per riuscire a debellare anche le malattie che sarebbero prevenibili. Lo ricorda l'Organizzazione Mondiale della Sanita', che anche quest'anno ha lanciato in contemporanea in tutto il mondo, Europa compresa, la 'Settimana dell'immunizzazione'.
Che ci sia ancora molto da fare lo testimoniano le cifre fornite dall'agenzia dell'Onu: sono tre milioni le vite salvate ogni anno nel mondo, un traguardo eccezionale, ma ci sono altrettante vite che invece vengono perse per malattie che si potrebbero prevenire con un'iniezione, e quasi la meta' sono bambini. L'85% delle 1,4 milioni di morti annuali prevenibili sotto i 5 anni di eta' e' dovuto infatti a pertosse, morbillo e al batterio Haemophilus influentiae, per cui i vaccini esistono da anni.
Il problema, avverte la sezione europea dell'Oms, non riguarda solo i paesi in via di sviluppo: "In ogni paese d'Europa ci sono gruppi che non vengono vaccinati e rimangono suscettibili di malattie - avverte un comunicato dell'Oms Europea - come dimostrano le recenti epidemie di morbillo in Germania, Francia, Italia e Spagna.
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