Il cancro, ha sottolineato anche il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, in effetti è sempre più'una malattia cronica', visto che, secondo i dati raccolti dall'Osservatorio permanente sui malati oncologici, sono in continuo aumento i cosiddetti 'lungo-sopravviventi', chi cioèha ricevuto una diagnosi di tumore da piùdi cinque anni. E per migliorare un sistema di cura comunque 'tra i migliori al mondo',bisogna spingere sulla qualitàdei servizi sul territorio, strada maestra per porre fine alla mobilitàregionale, che interessa soprattutto, ha detto il ministro 'la chirurgia oncologica'. La tendenza alla mobilità èstata fotografata da un'indagine del Censis su 1000 intervistati, rivelando appunto che il 39,1% degli italiani, di fronte a una diagnosi di cancro, andrebbe all'estero a farsi curare. Percentuale simile (il 39,6%) di chi andrebbe in un'altra Regione, dato che sale al 48% quando a rispondere sono i cittadini del Meridione. Tra le cause ci sono in primis le differenti dotazioni tecnologiche. Secondo un censimento dell'Airo (associazione italiana radioterapia oncologica), per esempio, al momento sono solo 6 su 21 le regioni che hanno raggiunto l'obiettivo,fissato nel 2002, di 7-8 unitàper milione di abitanti dei cosiddetti acceleratori lineari per la radioterapia. E, spiegano gli esperti, la mancanza di un servizio di radioterapia vicino casa costringe i malati a migrare. Peraltro viaggi, sottolinea il presidente della Favo, l'ex ministro della SanitàFrancesco De Lorenzo, 'che pesano sulle tasche di malati e famiglie'.Altro tastodolente resta la disponibilitàdi farmaci oncologici. Nonostante l'accordo siglato a fine 2010 in ConferenzaStato-Regioni, che ha reso piùsemplici le procedure per l'introduzione dei farmaci innovativi (non è piùnecessario il loro preliminare inserimento nei piani terapeutici regionali), infatti, i medicinali non sono ancora presenti in tutte le Regioni.




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