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Reumatismi in crescita, ma in Italia la cura è 'old style'

Farmaci

Dati OsMed (Osservatorio nazionale sull'impiego dei medicinali) alla mano, infatti, "nel 2007 si registravano ancora 5 milioni di confezioni vendute in un mese per i farmaci antinfiammatori tradizionali non steroidei (Fans), almeno un milione e mezzo di confezioni di nimesulide e poche centinaia di migliaia di confezioni di antinfiammatori di moderna generazione, quelli chiamati Coxib".
A fare il confronto è Ovidio Brignoli, vice presidente della Società italiana di medicina generale (Simg), intervenuto oggi a Milano a un incontro promosso da Merck Sharp & Dohme (Msd) per fare il punto sul rapporto rischi-benefici degli antinfiammatori vecchi e nuovi. Focalizzando l'attenzione soprattutto sui Coxib (in gergo tecnico inibitori selettivi dell'enzima Cox-2), dopo la bufera che tra il 2004 e il 2005 ha travolto il settore sulla scia dello 'scandalo Vioxx*'.

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E' infatti recente il pronunciamento del comitato tecnico Chmp dell'agenzia regolatoria europea EMEA, che ha completato la revisione dell'etoricoxib (Arcoxia*) per il trattamento dell'artrite reumatoide e della spondilite anchilosante, concludendo che se l'impiego del medicinale è attento e controllato i benefici della terapia superano i rischi di cardiovascolari. Il messaggio generale, sintetizzano gli esperti, è che lungi dal demonizzare un prodotto piuttosto che un altro, contro l'emergenza patologie reumatiche "il futuro del trattamento farmacologico è una terapia personalizzata.
Ossia scelta su misura in base al profilo di rischio del singolo paziente".

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