
Prima udienza dibattimentale a Bologna per il processo sul caso di presunta tentata eutanasia di cui e' imputato il cardiologo bolognese Franco Naccarella, nei confronti dello zio settantenne e ammalato gravemente, avvenuto il 3 febbraio 2004. E' stato sentito il principale teste dell'accusa, l'infermiere che vide il medico praticare l'iniezione di cloruro di potassio all'uomo mentre era nella sala rianimazione di una struttura sanitaria.
L'uomo poi sopravvisse all'arresto cardiaco provocato dal farmaco, e mori' sei mesi dopo per cause naturali. ''Ho visto la mano allungata con la siringa - ha detto il teste - e iniettava dentro al catetere venoso centrale''. L'infermiere ha poi spiegato che la siringa era da 20 cc, affermazione contestata dalla difesa (avv. Michele Jasonni) che ha chiesto al teste perche' questo dettaglio (nell'inchiesta si era sempre ipotizzato l'uso di una siringa piu' piccola, da 10 cc) sia emerso solo in sede di dibattimento: ''nessuno me lo aveva mai chiesto'' la risposta del teste. Sentito anche il figlio della vittima che ha raccontato che in famiglia non si era mai parlato di eutanasia, ma che si era affrontato il tema del non prolungare inutilmente l'agonia. Quando il pm, Augusto Borghini, gli ha chiesto se avesse mai domandato allo zio se avesse praticato l'iniezione, ha risposto ''mi giuro' su suo figlio che non aveva fatto niente''.L'imputato ha sostenuto infatti che a praticare l'iniezione mortale fosse stata la madre, sorella del paziente, allora 91enne. E che lui era intervenuto solo per bloccarla quando si era reso conto di cosa stesse facendo.
Fonte: tribunale di Bologna
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