
Il 93% si sente equiparato ad un qualsiasi dirigente dell’amministrazione pubblica e 1 medico su 2 non si sente più gratificato dalla sua professione. “Esiste una questione medica ed è criminale non considerarla – afferma Riccardo Cassi (nella foto), Presidente Cimo Asmd – Chi lavora in ospedale o in un’altra struttura sanitaria pubblica e si prende cura della salute dei cittadini e li assiste nei momenti più critici dell’esistenza umana, non può sentirsi frustrato o relegato al ruolo di burocrate. Questo significa che si preferisce privilegiare l’aspetto dirigenziale rispetto a quello professionale. Il dirigente medico è stato progressivamente assimilato contrattualmente alla dirigenza statale, tendenza fortemente voluta dalle Regioni. Nella dirigenza si perde la peculiarità e la specificità delle professioni, creando una confusione di ruoli e competenze, una sovrapposizione di responsabilità gestionali e professionali, un permanente conflitto tra chi fa cosa e chi ne risponde, il tutto acuito dall’assenza di una chiara normativa di riferimento nazionale”. Il 52% dei medici intervistati pensa che la professione non corrisponde alle aspettative e l’82% sostiene che negli anni il lavoro non sia migliorato affatto. Di questa idea sono soprattutto i medici di sesso maschile e di età compresa tra i 40 e 50 anni. Un altro dato significativo è quello che riguarda il rapporto medico paziente che il 63% giudica peggiorato. Tra gli intervistati più di 2 mila sostengono che il rapporto è peggiorato a causa della diffidenza dei pazienti verso i medici dovuto anche alle inefficienze organizzative delle strutture sanitarie; quasi mille medici (936) dichiarano che il rapporto medico paziente è peggiorato per i troppi oneri economici e per le complicazioni burocratiche; e 821 sono convinti che la causa dipenda dalle troppe campagne mediatiche in tema di malasanità. “Questi dati confermano quello che Cimo sostiene da anni, continua Cassi, la figura del Medico è stata sempre più depauperata dei veri poteri e valori. Il Medico deve essere l’unico responsabile delle cura e dell’assistenza al paziente non un manager con l’unico compito di stare nelle spese. La verità è che l’aziendalizzazione ha fallito: la spesa sanitaria regionale ha continuato a crescere senza controllo, raggiungendo in alcune Regioni deficit elevati; l’entità del Fondo Sanitario Nazionale ha continuato ad essere definita attraverso una trattativa Stato-Regioni piuttosto che sui costi effettivi dei bisogni della popolazione, e la modifica del Titolo V della Costituzione ha impedito allo Stato di intervenire attivamente nei processi di riorganizzazione delle strutture e dei servizi sanitari regionali. CIMO-ASMD ritiene che sia giunto il momento di una riforma quater che corregga gli errori del passato, restituisca al Medico il ruolo che gli compete e riporti l’atto medico al centro delle cure”.
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Fonte: cimo

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