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Corte Costituzionale, niente intramoenia nelle cliniche private da parte dei medici ospedalieri dipendenti

La finalità del divieto è di garantire la massima efficienza e funzionalità operativa all'Ssn, evitando gli effetti negativi di un contemporaneo esercizio, da parte del medico dipendente, di attività professionale presso strutture accreditate
Professione

I medici ospedalieri dipendenti, che quindi hanno un rapporto professionale esclusivo con il Servizio Sanitario Nazionale, non possono svolgere attività libero-professionale in intra moenia presso strutture sanitarie private accreditate. Lo dice la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 153 del 2024, depositata il 29 luglio scorso, che ha dichiarato l’illegittimità di un articolo di una legge regionale della Liguria (la numero 20 del 28 dicembre 2023), nella parte in cui appunto consentiva, in via transitoria e fino al 2025, alle strutture private accreditate, anche parzialmente, con il Servizio sanitario regionale, di avvalersi dell’operato di dirigenti sanitari dipendenti dal Servizio sanitario nazionale che abbiano optato per il regime di attività libero professionale intramuraria (la cosiddetta ALPI).

La Corte ha affermato che la previsione di legge impugnata si pone in contrasto con un principio fondamentale in materia di tutela della salute, vincolante per tutte le Regioni. Infatti, anche quando è stata introdotta in via provvisoria, in considerazione della carenza degli spazi disponibili, la possibilità della cosiddetta intramoenia allargata e si è consentito al direttore generale di assumere le specifiche iniziative per reperire fuori dall’azienda spazi sostitutivi, includendovi anche gli studi professionali privati, è stata sempre ribadita l’espressa esclusione delle strutture sanitarie private accreditate.

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La finalità del divieto, dice la Consulta, è quella di garantire la massima efficienza e funzionalità operativa al Servizio sanitario pubblico, evitando gli effetti negativi di un contemporaneo esercizio, da parte del medico dipendente, di attività professionale presso strutture accreditate, con il pericolo di incrinamento della funzione ausiliaria della rete sanitaria pubblica, svolto da queste ultime.

Nella pratica, quello che si origina sembra un’ingiustificata discriminazione fra specialisti operanti presso grandi strutture di cura, che non hanno problemi di spazio per l’esercizio dell’attività privata, e quelli, magari neoassunti e senza un proprio studio medico di riferimento, dipendenti da piccoli ospedali, che in questo modo non hanno nemmeno la possibilità di servirsi di strutture esterne già operative, restando costretti a sperare che la propria organizzazione reperisca e gestisca in proprio altri spazi, accollandosi direttamente tutte le spese di gestione e manutenzione.

Il Comunicato Stampa ufficiale della Corte Costituzionale si conclude precisando che hanno avuto esito diverso le censure di incostituzionalità rivolte ad un'altra parte della medesima legge regionale, laddove essa consente in via transitoria e comunque solo fio all’anno 2025, alle aziende, enti e istituti del Servizio sanitario regionale di acquisire dai propri sanitari prestazioni in regime di Alpi al fine di ridurre le liste di attesa e ovviare alla carenza di organico (prestazioni aggiuntive o integrative). La disposizione regionale impugnata è, infatti, in linea con la normativa statale, ad eccezione della parte dichiarata illegittima, e quindi rimane perfettamente valida.

Professione
Commenti
ML
Mario Labellarte
NIENTE INTRAMOENIA IN NESSUNA PARTE PUBBLICA E PRIVATA.TANTI ANNI FA' FU TOLTA LA **MUTUA** AGLI OSPEDIALIERI E ADESSO È STATA MESSA CON QUESTA PAROLA €INTRAMOENUA€UNA CONSULENZA SPECIALISTICA DI OSPEDALIERI A PAGAMENTO.IO VEDO UN CONTROSENSO E NON VÀ BENE CONSIDERATO LE LUNGHE CODE DI PRENOTAZIONI DI VISITE
Rispondi
21/01/2026 17:17
GR
Giuseppe Giovanni Ruberto
Proposta di regolamentazione dell'attività intramoenia. L'attività intramoenia dà la possibilità al cittadino di poter scegliere all'interno di una Unità operativa ospedaliera il medico di fiducia sia per una visita sia per un intervento chirurgico. Oggi passa il messaggio e nella realtà purtroppo è così che l'attività intramenia è un sotterfugio per coloro che hanno disponibilità economica e che quindi vogliono scavalcare la lista di attesa . In questo modo ci saranno cittadini di serie a e cittadini di serie b per cui la priorità non la stabilisce la gravità della malattia ma la disponibilità economica che ha il cittadino. La proposta sarebbe quella che anche se si usufruisce dell'attività intramoenia questo cittadino dovrà comunque rispettare ed essere inserito nella lista di attesa come tutti gli altri cittadini. Pertanto potrà sì scegliere il medico ma in questo modo non potrà scavalcare la lista di attesa per il solo fatto di aver pagato.
Rispondi
08/05/2025 08:47
RM
Roberto Musso
Finalmente!!!!
Rispondi
04/01/2025 18:53
VS
Vincenzo Schiboni
Da ex medico ospedaliero in intramoenia penso che l'intramoenia cosiddetta allargata sia un'aberrazione . Il problema rimane la quantità di prestazioni effettuabili in intramoenia rispetto a quelle fornite in attività istituzionali.Se il DG non ha spazi da fornire per l'intramoenia è suo dovere reperirli magari ricorrendo all'affitto di spazi resi idonei, magari pagandoli con la quota che l'Azienda percepisce proprio dall'intramoenia
Rispondi
23/09/2024 09:19
PP
Pierluigi Pedersini
Sono d'accordo nel vietare l'attività negli ospedali e case di cura accreditati, ma non negli studi professionali. Da ospedaliero in intramoenia allargata tutti i pazienti che visito e che devono essere operati, vengono ricoverati nell'ospedale pubblico e operati in regime di SSN. La trattenuta fiscale su questa attività è pesantissima e permette a mala pena di arrotondare uno stipendio a dir poco umiliante, tra i più bassi d'Europa.
21/09/2024 21:40

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