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I passaggi generazionali spesso decretano la fine dell'azienda

Aziende

Secondo il rapporto "Outlet Italia. Cronaca di un Paese in (s)vendita", pubblicato da Eurispes e Uil-Pa "Emerge la fragilità di un capitalismo familiare dove la personalità del fondatore è spesso in grado di svolgere la propria attività meglio di un qualsiasi altro manager, ma il rischio è che il successo acquisito sia dovuto al carisma e alle capacità di quella persona e, quindi, non facilmente replicabile". Insomma la morte di colui che ha creato e avviato un'azienda segna il passaggio, infausto, verso un lento declino con la perdita di quanto acquisito nel corso di decenni di attività. Ciò rappresenta un costo immane: in tutta Europa di perdono circa 600mila posti di lavoro per il fallimento del passaggio generazionale. Tanto che su 80.000 imprenditori che ogni anno in Italia affrontano la successione, appena un quarto supera il primo passaggio, il 14% non supera il secondo, mentre al terzo rimane in piedi solo il 5% delle imprese. E il 63% delle imprese che superano il passaggio generazionale non va oltre il quinto anno, conferma il rapporto Eurispes con numeri quasi drammatici per l'economia dell'Italia. E questo fallimento in molti casi conduce diritto verso la svendita delle attività a multinazionale estere che per un pugno di euro portano a casa il valore di un brand: basti guardare il destino di oltre 400 aziende italiane di grande prestigio che negli ultimi anni sono passate di mano. Secondo i dati della Camera di Commercio di Monza e Brianza attualmente in Italia ci sono 286.000 imprenditori ultrasettantenni. Oltre il 99% delle imprese italiane sono Pmi: il 93% è a conduzione familiare, come accade in particolare nel settore farmaceutico. Negli altri Paesi sono state messe in campo altre soluzioni, come riporta Repubblica, anche perchè il passaggio di padre in figlio non è sempre in automatico. In Norvegia, per esempio, hanno verificato e studiato oltre 35.000 casi di trasferimenti di quote d'impresa di padre in figlio, scoprendo che se si fa il passaggio "per caduta deterministica" ai figli il trend del successo competitivo sul mercato tende ad essere discendente; se invece subentrano dei manager si resta grosso modo a galla, con alti e bassi; se si riesce ad agganciarsi a chi già sta sul mercato vi è un'impennata più che proporzionale rispetto a prima. I dati, anche in questo caso, la dicono lunga: in Norvegia le successioni di padre in figlio sono circa il 10%, in Olanda il 30-40%, in Danimarca il 60%, mentre in Italia l'80-90%. In ogni caso, le successioni all'estero sono assistite, sia nel caso in cui le aziende vadano ai figli, che nel caso in cui vadano ad altri. In Finlandia regioni e amministrazioni locali si sono collegate in Rete e a breve verrà istituita la nuova figura dell'esperto in trasmissione d'impresa e family business. In Francia vi sono da decenni agenzie specializzate che assistono chi deve trasferire o acquisire una nuova impresa. In Italia c'è stato solo qualche esperimento". 

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Fonte: ministero dell'economia, repubblica

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