
"Continuano i nostri progressi sul fronte commerciale – commenta in una nota James A. Bianco, Chief Executive Officer di Cti - con la domanda di licenza supplementare per Zevalin* presentata in settembre e con i risultati dello studio pilota di pixantrone, che prevediamo di pubblicare queste mese e che, se positivi, ci consentiranno di presentare una domanda di registrazione nel 2009. Questi progressi sono stati ottenuti perseguendo la nostra strategia di riduzione delle spese operative. L'assorbimento di cassa per le attività operative, nel corso del terzo trimestre, era di circa 5,75 milioni di dollari al mese, in diminuzione del 27% rispetto al trimestre precedente, e siamo in linea con il raggiungimento del nostro obiettivo di portare il cash-burn rate, per le spese operative del 2009, a 4,5 milioni di dollari al mese".
In particolare - si legge nella nota - nel trimestre chiuso il 30 settembre scorso, le spese operative sono diminuite di 28,5 milioni di dollari, pari al 58%, e ammontano a 20,5 mln di dollari, paragonati ai 49 milioni di dollari nello stesso periodo del 2007, quale risultato della riduzione dei costi di ricerca e sviluppo avvenuta nel terzo trimestre 2008 e dell'imputazione del costo, senza esborso monetario, attribuito all'acquisizione di Systems Medicine e registrato nel terzo trimestre 2007. La perdita netta attribuibile agli azionisti ammontava a 47,6 milioni di dollari (2,83 dollari per azione), in calo rispetto alla perdita di 52,6 milioni di dollari (10,91 dollari per azione) nello stesso periodo del 2007.

Lo studio di fase III SAFFRON mostra che l’associazione di osimertinib e savolitinib migliora la sopravvivenza nei pazienti con NSCLC EGFR-mutato e alterazioni di MET dopo progressione al trattamento con osimertinib.

Nel terzo trimestre 2026 Novartis aumenta le vendite del 4% e l’utile operativo core del 10% a cambi costanti. Riviste al rialzo le previsioni annuali, mentre prosegue l’avanzamento della pipeline.

Nello studio di fase 3 su oltre 1.100 pazienti, intismeran autogene associato a pembrolizumab migliora il controllo della malattia rispetto alla sola immunoterapia

Nel trial DeLLphi-305, aggiungere tarlatamab a durvalumab nel mantenimento di prima linea ha ridotto del 58% il rischio di morte rispetto al solo durvalumab.
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