Abbiamo sperimentato tutti, almeno una volta, la sensazione di non sapere dove ci troviamo. Essere disorientati non è piacevole, anzi può essere spaventoso soprattutto di notte, in un quartiere cittadino poco illuminato e magari mal frequentato. Fortunatamente si tratta di una condizione temporanea: il nostro cervello è in grado di mettere in pratica diversi stratagemmi per farci uscire dall'indecisione e imboccare la strada di casa, proprio come un sistema Gps: gli studi scientifici hanno dimostrato che gli animali e i bambini utilizzano in maggior parte segni geometrici per orientarsi (lunghezze, distanze, angoli).
Mentre gli adulti usano anche colori e vari altri punti di riferimento dell'area circostante.
Ma quale metodo viene utilizzato più spesso? Sulla rivista 'Psychological Science' gli esperti dell'Università di Chicago e della Temple University, che hanno condotto una serie di esperimenti proprio per capirlo, confermano che è la circostanza a determinarlo, non una funzione precostituita della nostra materia grigia. Un primo esperimento è stato organizzato in una piccola stanza bianca dalla forma rettangolare e con un punto di riferimento chiaro al suo interno: una piccola costruzione attaccata al muro.
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