
Analisi presentata al congresso internazionale AD/PD 2026 evidenzia un’elevata continuità terapeutica oltre i 18 mesi nei pazienti trattati nella pratica clinica statunitense
Nuove evidenze provenienti dalla pratica clinica quotidiana suggeriscono un’elevata persistenza terapeutica nei pazienti con malattia di Alzheimer trattati con lecanemab per via endovenosa. I risultati, illustrati in occasione della conferenza internazionale AD/PD 2026 dedicata alle malattie neurodegenerative, indicano che una quota significativa di persone prosegue il trattamento anche dopo il primo anno e mezzo di terapia.
L’analisi retrospettiva, basata su un ampio database di richieste assicurative sanitarie negli Stati Uniti, ha valutato le caratteristiche cliniche e l’aderenza al trattamento in oltre 10.700 individui con contatti assistenziali continuativi. L’età media della popolazione studiata era di circa 74 anni e oltre la metà dei partecipanti era rappresentata da donne. Tra le condizioni concomitanti più frequenti sono emerse dislipidemia e ipertensione.
Nel sottogruppo di pazienti con un follow-up prolungato, la quota di soggetti che ha mantenuto la terapia nel tempo è risultata consistente: circa il 78% era ancora in trattamento a 18 mesi dall’inizio, percentuale che si attestava intorno al 72% a 20 mesi e al 67% dopo due anni. Questi dati suggeriscono una continuità terapeutica rilevante nella pratica clinica reale, nonostante la necessità di monitoraggi periodici e la possibile comparsa di eventi avversi.
L’aderenza osservata appare in linea con quanto emerso negli studi registrativi, nei quali la maggior parte dei pazienti che aveva completato la fase iniziale di trattamento aveva scelto di proseguire nella fase di estensione a lungo termine. Inoltre, le modalità di somministrazione rilevate nello studio – con infusioni mediamente ogni due settimane – risultano coerenti con le raccomandazioni posologiche.
La persistenza alla terapia rappresenta un elemento cruciale nella gestione delle patologie croniche neurodegenerative, poiché la continuità del trattamento è spesso associata a migliori esiti clinici e a una maggiore soddisfazione dei pazienti. Nel caso dell’Alzheimer, caratterizzato da un decorso progressivo, strategie terapeutiche in grado di mantenere nel tempo l’impegno terapeutico possono contribuire a ottimizzare la presa in carico e il monitoraggio della malattia.
Le nuove evidenze real-world offrono quindi ulteriori informazioni utili per comprendere come i trattamenti innovativi vengano utilizzati nella routine assistenziale, integrando i dati provenienti dagli studi clinici controllati e contribuendo a delineare prospettive future nella gestione della demenza di Alzheimer.
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