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Infarto, agire in anticipo può ridurre il rischio

Malattie Cardiovascolari Redazione Pazienti | 08/05/2026 09:51

Proteggere il cuore prima che compaiano i sintomi: i dati italiani aprono una prospettiva concreta per milioni di persone

Si presenta all’improvviso, spesso quando nessuno se lo aspetta. Ma oggi la prospettiva sta cambiando: giocare d’anticipo sulla salute cardiovascolare è diventata una possibilità concreta.

La conferma arriva da un nuovo studio internazionale presentato al congresso ANMCO 2026, in corso a Rimini, che dimostra come sia possibile ridurre in modo significativo la probabilità di un primo infarto intervenendo precocemente sui principali elementi di rischio.

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Un risultato che riguarda da vicino tutte le persone con colesterolo elevato o altre condizioni che aumentano il rischio cardiovascolare, anche quando non si avvertono sintomi evidenti.

Meno 36% di rischio se si agisce prima

I dati provengono dallo studio VESALIUS-CV, che ha coinvolto oltre 12.000 persone seguite per più di quattro anni. Il risultato principale è chiaro: abbassare in modo significativo il colesterolo LDL – quello comunemente definito "colesterolo cattivo" – permette di ridurre del 36% il rischio di un primo evento cardiovascolare, come infarto o ictus.

Si tratta di una riduzione importante, soprattutto perché riguarda persone che non avevano ancora avuto eventi, ma erano già considerate a rischio elevato.

Il nuovo approccio

Per tutelare la salute del cuore non serve aspettare un infarto. Secondo gli specialisti, il vero cambiamento riguarda il momento in cui si decide di intervenire.

"Finora l’orientamento nella pratica clinica ha portato a concentrarsi sull’intervento terapeutico dopo un evento acuto – spiega il dottor Massimo Grimaldi, presidente ANMCO –. Oggi abbiamo una consapevolezza nuova: il rischio cardiovascolare si costruisce negli anni, spesso senza segnali evidenti. Questo significa che possiamo agire in anticipo, sfruttando una finestra temporale importante".

Il ruolo del colesterolo e delle nuove terapie

Lo studio ha dimostrato che ridurre in modo intensivo il colesterolo LDL può cambiare il decorso della malattia. In particolare, l’utilizzo di evolocumab, una terapia mirata, ha permesso di abbattere i livelli di colesterolo anche oltre il 50%, arrivando a circa 45 mg/dL. 

"Il dato più rilevante è proprio la riduzione del rischio di un primo evento cardiovascolare", sottolinea il dottor Claudio Bilato, vicepresidente ANMCO – Questo può tradursi in un impatto concreto nella vita delle persone, poiché significa evitare un infarto, un ictus o una complicanza con conseguenze durature".

Un problema ancora molto diffuso

In Italia, le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte, con oltre 220.000 decessi all’anno. Un dato che rende ancora più importante cambiare strategia e puntare sulla prevenzione precoce, soprattutto per chi presenta fattori di rischio come colesterolo alto, ipertensione o familiarità.

Il rischio cardiovascolare non nasce all’improvviso, ma si sviluppa lentamente nel tempo. Riconoscerlo e trattarlo in anticipo può fare la differenza, modificando la storia della malattia e migliorando la qualità e la durata della vita.

Oggi, grazie a strumenti più precisi e terapie innovative, è possibile costruire una protezione su misura per ogni paziente, intervenendo prima che il danno diventi irreversibile.

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