
Il legame tra malattie croniche e cancro si arricchisce di nuovi elementi. A suggerire che la salute cardiovascolare, renale e metabolica non influisca solo su infarti e ictus, ma anche sul rischio oncologico, è uno studio giapponese pubblicato su Circulation: Population Health and Outcomes. I dati indicano che il pericolo di tumore aumenta in relazione alla gravità della sindrome cardiovascolare-renale-metabolica, soprattutto negli stadi più avanzati.
Che cos’è la sindrome cardiovascolare-renale-metabolica
Nota come CKM, questa condizione identifica la coesistenza di patologie cardiache, renali e metaboliche, in particolare diabete e obesità. Si tratta di un quadro clinico complesso e sempre più diffuso, che rappresenta un potente fattore di rischio per mortalità e disabilità legate a eventi cardiovascolari maggiori come infarto e ictus.
Il coinvolgimento, tuttavia, non si limita all’apparato cardiovascolare. L’alterazione concomitante di cuore, reni e metabolismo interessa infatti numerosi distretti dell’organismo ed è associata anche a insufficienza renale, declino cognitivo e demenza, steatosi epatica e apnea ostruttiva del sonno, a conferma di un impatto sistemico.
Le classi di gravità
La CKM viene classificata in cinque stadi di gravità crescente. Si parte dallo stadio 0, in assenza di fattori di rischio, fino ad arrivare allo stadio 4, caratterizzato dalla presenza di malattie cardiovascolari conclamate come infarto, ictus o insufficienza cardiaca. È proprio questa progressione a offrire una chiave di lettura importante anche sul fronte oncologico. Come sottolinea lo studio, il rischio di tumori aumenta in presenza di problemi cardiovascolari, renali, diabete o obesità, suggerendo una connessione che va oltre la tradizionale separazione tra patologie croniche non trasmissibili.
Lo studio
I ricercatori dell’Università di Tokyo hanno esaminato i dati delle richieste di rimborso assicurativo a livello nazionale, ricostruendo il profilo di salute di circa 1,4 milioni di individui. In base alle informazioni cliniche disponibili, è stato definito lo stadio della sindrome CKM per ciascun partecipante. Il campione è stato poi seguito per un periodo medio di circa tre anni e mezzo, durante il quale sono state registrate eventuali nuove diagnosi di cancro. L’obiettivo era verificare se la gravità della sindrome potesse predire il rischio oncologico.
Il rischio di cancro cresce negli stadi più avanzati
I risultati mostrano un quadro chiaro: rispetto alle persone senza fattori di rischio (stadio 0), l’aumento del rischio di tumore diventa significativo soprattutto nelle fasi più avanzate della sindrome. Nello stadio 1 l’incremento è pari al 3%, nello stadio 2 al 2%. La crescita diventa invece marcata nello stadio 3, con un aumento del 25%, e ancora più evidente nello stadio 4, dove il rischio risulta superiore del 30%.
Dati che rafforzano l’idea che l’accumulo di fattori di rischio cardiaci, renali e metabolici possa creare un terreno favorevole allo sviluppo di diversi tipi di tumore. Non a caso, gli autori parlano di un continuum di rischio che coinvolge più sistemi dell’organismo.
Una nuova chiave per prevenzione e follow-up
Individuare la progressione della CKM in maniera precoce potrebbe non solo ridurre eventi cardiovascolari maggiori, ma anche intercettare soggetti a più alto rischio oncologico. Un approccio integrato alla gestione delle malattie croniche – che tenga insieme cuore, reni, metabolismo e ora anche oncologia – si conferma dunque una delle sfide centrali per la medicina dei prossimi anni.




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