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Malattie cardiovascolari: un burden globale ancora in crescita

Malattie Cardiovascolari Redazione scientifica | 21/04/2026 16:49

L’impatto epidemiologico resta elevato nonostante i progressi terapeutici e preventivi.

Le malattie cardiovascolari (MCV) continuano a rappresentare la principale causa di mortalità a livello globale. I dati più recenti confermano un trend articolato: se da un lato si osserva una riduzione della mortalità standardizzata nei Paesi ad alto reddito, dall’altro il numero assoluto di eventi e decessi è in aumento, trainato dall’invecchiamento della popolazione e dalla persistenza dei fattori di rischio. In Europa, le MCV restano responsabili di circa il 45% dei decessi, con un impatto significativo anche in termini di disabilità e costi sanitari.

Distribuzione globale e trend epidemiologici

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Secondo le principali analisi internazionali, le MCV sono responsabili di oltre 20 milioni di decessi ogni anno, pari a circa un terzo della mortalità globale. Il carico di malattia non è distribuito in modo uniforme: nei Paesi ad alto reddito si registra una progressiva riduzione della mortalità grazie a strategie preventive e terapeutiche più efficaci, mentre nelle economie emergenti si osserva un incremento significativo.

Questo andamento riflette la transizione epidemiologica, caratterizzata dalla diffusione di stili di vita a rischio, tra cui sedentarietà, dieta ipercalorica e consumo di tabacco. A questi si aggiungono urbanizzazione rapida e accesso disomogeneo alle cure. Ne deriva uno spostamento del burden cardiovascolare verso contesti con minori risorse sanitarie, dove la diagnosi precoce e la gestione dei fattori di rischio risultano più difficili.

Manifestazioni cliniche e fattori di rischio

La cardiopatia ischemica rappresenta la principale causa di morte cardiovascolare, seguita dall’ictus. Parallelamente, è in aumento la prevalenza dello scompenso cardiaco, anche come conseguenza del miglioramento della sopravvivenza dopo eventi acuti. Questo comporta un incremento del numero di pazienti cronici, spesso caratterizzati da multimorbidità e politerapia.

I principali fattori di rischio cardiovascolare includono ipertensione arteriosa, dislipidemia, diabete mellito, fumo e obesità. In particolare, la dislipidemia – e l’aumento del colesterolo LDL – riveste un ruolo centrale nello sviluppo dell’aterosclerosi. Tuttavia, il controllo dei fattori di rischio nella pratica clinica resta spesso subottimale: una quota rilevante di pazienti non raggiunge i target raccomandati, anche per problemi di aderenza terapeutica o inerzia clinica.

Stratificazione del rischio e implicazioni cliniche

La stratificazione del rischio cardiovascolare rappresenta uno strumento essenziale per guidare le decisioni terapeutiche. Modelli come SCORE2 consentono una stima più accurata del rischio individuale, favorendo un approccio personalizzato e una migliore allocazione delle risorse.

Accanto ai fattori tradizionali, stanno emergendo nuovi determinanti, come lo stress psicosociale, l’inquinamento ambientale e le disuguaglianze socioeconomiche, che contribuiscono al rischio globale. Questi elementi richiedono un approccio integrato che affianchi alla gestione clinica interventi di sanità pubblica.

Per il medico, la conoscenza dei trend epidemiologici e dei determinanti di rischio non rappresenta solo un aggiornamento teorico, ma uno strumento operativo. L’obiettivo resta quello di intervenire precocemente sui fattori modificabili, migliorare l’aderenza terapeutica e ridurre l’incidenza degli eventi cardiovascolari nel lungo termine.

Bibliografia

  • World Health Organization. Cardiovascular diseases (CVDs) – Fact sheet. Updated July 2025

  • Roth GA et al. Global burden of cardiovascular diseases and risk factors, 1990–2019 (GBD Study)The Lancet, 2020

  • Visseren FLJ et al. 2021 ESC Guidelines on cardiovascular disease prevention, Eur Heart J

  • Mach F et al. 2019 ESC/EAS Guidelines for the management of dyslipidaemias, Eur Heart J

  • European Heart Network. European Cardiovascular Disease Statistics

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