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Morbillo, Oms: casi in calo ma rischio epidemie resta alto

Infettivologia

I casi di morbillo nella Regione europea sono diminuiti nel 2025, ma esiste comunque il rischio elevato di nuove epidemie. È questo il messaggio contenuto nel report congiunto dell’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’UNICEF: il calo dei contagi infatti non coincide con una stabilizzazione strutturale, perché le coperture vaccinali non sono ancora insufficienti.

I numeri del 2025: meno casi, ma impatto ancora rilevante

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Secondo il report, nel 2025 i casi di morbillo in Europa e Asia centrale sono scesi da 127 mila a 34 mila, con una riduzione del 75% rispetto all’anno precedente. In Italia sono stati registrati 529 casi.

Nonostante la flessione, l’impatto clinico resta significativo: quasi 23 mila ricoveri e 27 decessi confermati nell’area europea. Da segnalare come il numero di Paesi con trasmissione endemica sia invece aumentato passando da 12 a 19 in un solo anno e segnalando così una diffusione territoriale più ampia del virus.

"I casi di morbillo sono diminuiti di quasi il 75% lo scorso anno, ma il rischio di epidemie persiste", ha affermato il direttore regionale per l’Europa dell’Oms, Hans Henri P. Kluge. "Se ogni comunità non raggiungerà il 95% di copertura vaccinale, non colmerà le lacune immunitarie a tutte le età, non rafforzerà la sorveglianza delle malattie e non garantirà una risposta tempestiva alle epidemie, questo virus altamente contagioso continuerà a diffondersi".

Coperture vaccinali e rischio di recrudescenza

Oms e Unicef collegano la riduzione dei casi sia alle misure di risposta alle epidemie sia alla progressiva diminuzione delle persone suscettibili, con il diffondersi del virus in comunità sotto-vaccinate. Tuttavia, le cause alla base della recrudescenza osservata negli anni precedenti — in particolare le basse coperture vaccinali — non risultano risolte.

Il parametro indicato come soglia di sicurezza resta il 95% di copertura per garantire l’immunità di comunità. Al di sotto di questo livello, la presenza di sacche di popolazione non vaccinata o con cicli incompleti può favorire nuovi focolai.

Il caso Messico: quando il focolaio diventa emergenza

A testimonianza di ciò, dal continente americano arrivano segnali che mostrano come la situazione possa rapidamente evolvere in emergenza sanitaria. Il ministero della Salute del Messico ha confermato il primo decesso per morbillo a Città del Messico durante l’attuale focolaio, che ha già causato 28 morti nel Paese.

Le autorità sanitarie hanno precisato che l’epidemia colpisce prevalentemente soggetti non vaccinati o con immunizzazione incompleta. Il governo ha quindi richiamato la popolazione alla vaccinazione come unico strumento efficace per interrompere la trasmissione, mentre sono stati attivati protocolli di isolamento e tracciamento dei contatti.

Il dato rilevante, più che il singolo evento fatale, è la dinamica: in presenza di coperture insufficienti e ritardi nella risposta, il morbillo può tornare a produrre decessi evitabili anche in sistemi sanitari avanzati.

Sorveglianza e medicina territoriale

Per la medicina generale, il messaggio è operativo. Il calo dei casi non elimina la necessità di verificare lo stato vaccinale, recuperare cicli incompleti e intercettare tempestivamente i casi sospetti.

Il report Oms evidenzia che la combinazione tra coperture subottimali e mobilità internazionale mantiene elevato il rischio di reintroduzione del virus. In questo contesto, la sorveglianza clinica e il richiamo attivo alla vaccinazione restano strumenti centrali per prevenire una nuova fase epidemica.

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