
I nuovi casi di infezione da virus Nipah registrati in India riportano l’attenzione su uno dei patogeni emergenti più monitorati a livello globale. Gli esperti invitano alla cautela, escludendo al momento scenari di emergenza sanitaria, ma sottolineano la necessità di mantenere alta la sorveglianza.
"Non siamo di fronte a una situazione nuova, perché il virus Nipah è presente da decenni nel Sud-est asiatico, mentre non si registrano casi in Occidente", spiega Gianni Rezza, professore di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. "Attualmente non c’è una situazione di allarme: i cluster in Asia sono circoscritti, ma la situazione richiede attenzione e cautela".
Un patogeno ad alta priorità per la sorveglianza
Il virus Nipah è inserito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità tra i patogeni a priorità elevata, in ragione della sua letalità e del potenziale rischio di mutazioni. "È un virus da non sottovalutare per la gravità clinica che può determinare, in particolare encefaliti severe".
I dati storici confermano la pericolosità del patogeno: nel biennio 1998-1999, tra Malesia e Singapore, si registrarono 265 casi con oltre 100 decessi. Successivamente, focolai epidemici di dimensioni più contenute si sono ripresentati quasi ogni anno in India e Bangladesh. Nel 2018, nello Stato indiano del Kerala, si contarono 23 casi con 21 decessi.
Zoonosi endemica, trasmissione interumana limitata
Il virus Nipah è una zoonosi il cui serbatoio naturale è rappresentato dai pipistrelli della frutta. La trasmissione all’uomo avviene generalmente tramite contatto diretto con animali infetti o alimenti contaminati, mentre il contagio interumano è possibile ma poco efficiente.
"Il contagio da uomo a uomo può avvenire in contesti di contatto molto ravvicinato, come in ambito familiare o ospedaliero, attraverso i fluidi corporei", chiarisce Rezza. Proprio per questo, le misure chiave restano l’isolamento dei casi, la quarantena dei contatti e l’attivazione tempestiva dei cordoni sanitari.
Sorveglianza globale e approccio One Health
La gestione di virus rari ma altamente aggressivi come Nipah mette in evidenza l’importanza delle reti di sorveglianza epidemiologica internazionale e dello scambio tempestivo di informazioni tra Paesi. Si tratta di strumenti centrali per intercettare precocemente i focolai e contenerne la diffusione, soprattutto nel caso di patogeni a potenziale zoonotico.
In questo quadro, la solidità della governance sanitaria globale e l’approccio One Health – che integra salute umana, animale e ambientale – restano elementi chiave per la prevenzione e la risposta alle emergenze infettive, anche quando, come nel caso del Nipah, il rischio immediato di diffusione su larga scala viene escluso dagli esperti.




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