
Dalla prevenzione globale ai casi importati nel nostro Paese: in 25 anni evitati miliardi di contagi, ma lo stallo preoccupa l’Oms. Iss: ogni anno 700-800 casi in Italia, tutti d’importazione
La Giornata mondiale contro la malaria è appena passata, ma il bilancio che emerge resta di forte attualità. La malattia è oggi a un punto di svolta storico, mai come ora l’eliminazione globale è apparsa possibile. Allo stesso tempo, però, i numeri ricordano che abbassare la guardia sarebbe un errore, anche nei Paesi non endemici come l’Italia, dove i casi importati continuano a rappresentare una sfida per il sistema sanitario.
Un quarto di secolo di progressi senza precedenti
Negli ultimi 25 anni sono stati evitati 2,3 miliardi di casi di malaria e circa 14 milioni di decessi nel mondo. Un risultato reso possibile dalla diffusione di farmaci efficaci, programmi di prevenzione, zanzariere trattate e, più recentemente, dai vaccini. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, questi progressi rendono oggi realistico un obiettivo che fino a poco tempo fa sembrava irraggiungibile. "Determinati a porre fine alla malaria: ora possiamo. Ora dobbiamo", recita lo slogan di questa edizione.
Una possibilità concreta
Per la prima volta, sottolinea l’Oms, "porre fine alla malaria nel corso della nostra vita è una possibilità concreta". La ricerca sta avanzando rapidamente, con nuovi vaccini, terapie innovative e strumenti di controllo del vettore, inclusi interventi basati sulla modificazione genetica delle zanzare e farmaci iniettabili a lunga durata d’azione.
Al momento 25 Paesi stanno implementando programmi di vaccinazione contro la malaria, con l’obiettivo di proteggere 10 milioni di bambini ogni anno, un elemento cruciale per ridurre mortalità e forme gravi della malattia.
Meno Paesi colpiti, più territori liberi
Il trend globale mostra una progressiva riduzione dell’area di diffusione della malaria. Oggi sono 47 i Paesi certificati malaria-free e 37 hanno riportato meno di 1.000 casi nel 2024. Il numero di Paesi in cui la malattia è endemica è sceso da 108 a 80 rispetto agli inizi degli anni Duemila. Anche gli indicatori di bassa trasmissione sono in crescita: i Paesi con meno di 100 casi autoctoni sono passati da 6 a 26, mentre quelli con meno di 10 casi autoctoni sono aumentati da 4 a 24. Un segnale che rafforza la prospettiva di eliminazione, se sostenuta da investimenti continui.
La svolta tecnologica
Un contributo decisivo arriva dalle zanzariere di nuova generazione, che rappresentano oggi l’84% delle nuove zanzariere distribuite, contro appena il 10% del 2019. Basate su un doppio principio attivo, risultano più efficaci anche in contesti caratterizzati da resistenza agli insetticidi. Al contempo, la chemioprevenzione ha raggiunto 54 milioni di bambini, confermandosi uno strumento fondamentale nelle aree ad alta trasmissione stagionale.
La fase di stallo che preoccupa l’Oms
Accanto ai risultati, resta però una criticità che riguarda l’attuale fase di stallo. Nel 2024 si sono registrati 282 milioni di casi di malaria e 610.000 decessi, con un lieve aumento rispetto all’anno precedente. Un dato che ha spinto l’Oms a richiamare la comunità internazionale sulla necessità di rafforzare i finanziamenti e l’impegno politico, per evitare che i progressi ottenuti in decenni di lavoro vengano compromessi.
La situazione italiana
Il nostro Paese è stato dichiarato libero da malaria nel 1970, ma la malattia non è scomparsa dal radar clinico. Secondo gli esperti del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto superiore di sanità, nel nostro Paese si registrano ogni anno tra i 700 e gli 800 casi, tutti d’importazione. La maggior parte è causata da Plasmodium falciparum, spesso di origine africana, e riguarda viaggiatori o persone che rientrano da aree endemiche. Un dato che rende centrale il ruolo di medici di medicina generale, infettivologi e pronto soccorso nella diagnosi tempestiva.
Le aree del mondo a maggiore rischio
Oggi la malaria è diffusa principalmente nei Paesi della fascia tropicale e subtropicale, con una distribuzione disomogenea. L’Africa subsahariana resta di gran lunga l’area più colpita, concentrando il maggior numero di casi e di decessi a livello globale. La malattia è comunque presente, con diversi livelli di endemia, anche in altre macroregioni del mondo:
– Sud-est asiatico,
– Medio Oriente e Asia centrale,
– Pacifico occidentale,
– America centrale e meridionale.
Una diffusione geografica ampia che, in un contesto di mobilità internazionale crescente, mantiene elevato il rischio di casi importati nei Paesi non endemici e rende fondamentale un’accurata valutazione del rischio prima dei viaggi.
Riconoscere i sintomi e prevenire il rischio
La malaria è una malattia infettiva causata da protozoi del genere Plasmodium e trasmessa dalla puntura di zanzare Anopheles infette. I sintomi più comuni includono febbre, brividi, sudorazione, cefalea, dolori muscolari, vomito e diarrea, e possono comparire anche diverse settimane dopo la puntura. L’Iss ricorda l’importanza della prevenzione in viaggio, a partire dalla valutazione del rischio della destinazione e dall’eventuale chemioprofilassi, fino alle misure comportamentali: uso di repellenti, abiti chiari e coprenti, zanzariere e attenzione ai sintomi al rientro.
Una priorità globale che riguarda anche i Paesi non endemici
La malaria resta un’emergenza sanitaria globale, ma anche una questione clinica rilevante per Paesi come l’Italia, dove la mobilità internazionale mantiene vivo il rischio di casi importati. I risultati ottenuti dimostrano che l’eliminazione è possibile, ma l’Oms avverte: senza nuove risorse e continuità negli interventi, la finestra di opportunità potrebbe chiudersi.
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