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Patologie intestinali: servono marker diversi

Identificato un biomarcatore prodotto dai macrofagi intestinali specifico per il morbo di Crohn.
Gastroenterologia

Le malattie infiammatorie intestinali (IBD) comprendono diverse condizioni influenzate spesso da cambiamenti ambientali e caratterizzate da una crescente incidenza globale, come: il morbo di Crohn (CD), la colite ulcerosa (UC) e disordini intestinali cronici da cause sconosciute. Nonostante la carenza di informazioni sull’eziologia di IBD, la comunità scientifica considera queste malattie associate al microbioma e ai fattori ambientali che influenzano il microbioma.

In tale ambito sembrano avere un ruolo chiave i macrofagi intestinali, in grado di influenzare l’omeostasi locale e di contribuire al mantenimento di un buon equilibrio tra i microrganismi commensali e l’ospite, modulando il processo infiammatorio intestinale. La compromissione di questa attività macrofagica potrebbe favorire lo sviluppo di infiammazioni croniche dell’intestino.

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La diagnosi di IBD è basata su criteri endoscopici, istologici e radiologici ma non mancano marcatori sierici come la proteina C reattiva, il tasso di eritrosedimentazione, la conta piastrinica o la calprotectina fecale, che possono aiutare ad identificare più facilmente la patologia intestinale o la risposta alla terapia. Un marker ideale per IBD dovrebbe avere una elevata specificità, abilità predittiva delle recidive, essere economico e non invasivo.

L’inibitore dell’apoptosi dei macrofagi (AIM), inizialmente identificato come fattore promotore della sopravvivenza macrofagica, è prodotto esclusivamente dai macrofagi tissutali e sembra essere coinvolto nella patogenesi delle malattie autoimmuni in soggetti obesi. È stato così ipotizzato che AIM prodotta dai macrofagi intestinali possa contribuire allo sviluppo di IBD come CD.

Lo scopo del lavoro qui proposto è stato quello di analizzare le cinetiche di AIM nel sangue e nei tessuti dei pazienti con IBD valutando l’utilità di AIM come biomarker di IBD;  è stato inoltre determinato se i livelli di AIM nel sangue sono associati alle caratteristiche cliniche delle malattie intestinali.

Per l’analisi sono stati coinvolti 90 pazienti con malattie infiammatorie intestinali (39 con CD e 51 con UC), 16 soggetti sani e 17 pazienti affetti da malattia di Behçet, utilizzati come controllo delle malattie intestinali. I risultati hanno mostrato dei livelli di AIM significativamente più alti in pazienti con CD (3.27 ± 2.14 μg/ml) rispetto ai soggetti con UC (1.88 ± 1.43 μg/ml), BD (2.34 ± 1.37 μg/ml) e ai controlli (2.13 ± 0.64 μg/ml).

Non sono state rilevate delle differenze nei valori di AIM sierico prima e dopo un trattamento nei pazienti con CD. Ad ogni modo AIM mostra un elevato valore diagnostico dal momento che risulta espresso nei macrofagi positivi per CD14, CD16, o per entrambi, nei tessuti intestinali di pazienti con CD. AIM potrebbe quindi contribuire all’infiammazione intestinale attraverso l’inibizione della morte cellulare nei macrofagi e sembra essere in grado di distinguere CD da UC e BD.

Fonte:

Yohei Ono et al. The utility of apoptosis inhibitor of macrophages as a possible diagnostic marker in patients with Crohn’s disease. BMC Gastroenterology (2017) 17:40.

Gastroenterologia
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