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Irccs Bari, nuovi approcci contro il carcinoma alla prostata

Lo studio punta il dito contro una variante di splicing del recettore androgenico
Oncologia

Nuovi approcci al trattamento del carcinoma alla prostata. Nei laboratori del'Istituto di ricerca e cura a carattere scientifico (Irccs) 'Giovanni Paolo II' di Bari è stato avviato da alcuni mesi un progetto di studio preliminare, il secondo a livello nazionale, che punta il dito contro una variante di splicing del recettore androgenico (cioè un messaggero più breve prodotto dal gene androgenico) chiamata AR-V7, in grado di condizionare negativamente la malattia.  

"I recenti trattamenti approvati per i pazienti finiti nel vortice della malattia - è scritto in una nota - agiscono sul metabolismo del recettore androgenico e sembrano dare risposte molto promettenti sia come intervallo libero da malattia che come sopravvivenza totale; tuttavia una percentuale di questi pazienti resiste alla cura". "Molto recentemente sono stati fatti studi per capire sia i meccanismi di tale resistenza sia se esistono bio-marcatori che permettano di predire la prognosi dopo tali trattamenti - spiega la dottoressa Stefania Tommasi dell'Irccs barese - un lavoro pubblicato un paio di mesi fa ha messo in evidenza come una variante di splicing del recettore androgenico, cioè un messaggero più breve prodotto dal gene androgenico, chiamata AR-V7, evidenziata nelle cellule tumorali circolanti dei pazienti con carcinoma prostatico, sia legata a un andamento prognostico sfavorevole della malattia".

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Nell'istituto barese, spiega Tommasi, è quindi iniziato uno studio che "dosa la forma AR-V7 in pazienti che hanno già iniziato un trattamento con farmaci anti-androgenici e sono andati in progressione e la mette in relazione con la risposta e il tempo di risposta a tale terapia. I dati sono preliminari (ad oggi 20 casi) - aggiunge la dottoressa - ma i risultati sembrano sovrapponibili a quelli pubblicati". Il prossimo step della ricerca sarà studiare la capacità predittiva dell'AR-V7, cioè la possibilità di usare l'AR-V7 come bio-marcatore per selezionare i pazienti che possono realmente beneficiare di tali trattamenti. 

Oncologia
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