
Lo studio punta il dito contro una variante di splicing del recettore androgenico
Nuovi approcci al trattamento del carcinoma alla prostata. Nei laboratori del'Istituto di ricerca e cura a carattere scientifico (Irccs) 'Giovanni Paolo II' di Bari è stato avviato da alcuni mesi un progetto di studio preliminare, il secondo a livello nazionale, che punta il dito contro una variante di splicing del recettore androgenico (cioè un messaggero più breve prodotto dal gene androgenico) chiamata AR-V7, in grado di condizionare negativamente la malattia.
"I recenti trattamenti approvati per i pazienti finiti nel vortice della malattia - è scritto in una nota - agiscono sul metabolismo del recettore androgenico e sembrano dare risposte molto promettenti sia come intervallo libero da malattia che come sopravvivenza totale; tuttavia una percentuale di questi pazienti resiste alla cura".
Nell'istituto barese, spiega Tommasi, è quindi iniziato uno studio che "dosa la forma AR-V7 in pazienti che hanno già iniziato un trattamento con farmaci anti-androgenici e sono andati in progressione e la mette in relazione con la risposta e il tempo di risposta a tale terapia. I dati sono preliminari (ad oggi 20 casi) - aggiunge la dottoressa - ma i risultati sembrano sovrapponibili a quelli pubblicati". Il prossimo step della ricerca sarà studiare la capacità predittiva dell'AR-V7, cioè la possibilità di usare l'AR-V7 come bio-marcatore per selezionare i pazienti che possono realmente beneficiare di tali trattamenti.
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