Non ci piove: con l'angioplastica la probabilità di salvarsi da un infarto senza strascichi è alta. Ma in un terzo dei casi (secondo alcuni perfino nella metà) è una vittoria di Pirro: il cuore sembra funzionare come prima, però a ben guardare il sangue non arriva a tutte le cellule cardiache.
Uno dei motivi principali sta proprio nella tecnica: quando si riapre la coronaria il catetere passa attraverso il coagulo, frammentandolo. I pezzettini vanno verso i vasi più piccoli, dove il palloncino dell'angioplastica non può arrivare, e li ostruiscono.
Su Lancet è appena uscita una ricerca olandese che propone un modo per ovviare al problema: se si aspira la maggior parte del trombo prima di passare col palloncino, poi il cuore riceve più sangue e funziona meglio. E si dimezza la mortalità. Il metodo è nato nel 2006, in Italia, grazie a Francesco Burzotta e Filippo Crea dell'Istituto di cardiologia dell'Università Cattolica di Roma, che hanno condotto i primi test su un piccolo numero di pazienti: la conferma arriva ora dal migliaio di casi trattati in Olanda. Adesso si spera che l'aspirazione del trombo diventi pratica clinica comune: «Il metodo è semplice e poco costoso, dovrebbe entrare nelle prossime linee guida sull'angioplastica, a fine anno — riferisce Crea —. Altri elementi, però, influenzano la riuscita dell'intervento: fra questi la suscettibilità individuale (nei diabetici, ad esempio, capita più spesso che il sangue non "torni" bene a tutte le cellule cardiache) e il tempo trascorso con il cuore "in apnea".
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