
Studio Usa conferma il legame tra la commozione cerebrale e il morbo
I traumi cranici anche di lieve e media entità aumenterebbero i rischi di sviluppare il morbo di Parkinson del 56% rispetto al resto della popolazione. Quelli di forte entità addirittura dell'81%: a collegare le probabilità di sviluppare il morbo alle commozioni cerebrali - sofferte ad esempio da molti atleti e giocatori di sport di squadra - è un nuovo studio Usa. Condotto su 325 mila reduci di guerra tra i 31 ed i 65 anni seguiti per 12 anni - metà dei quali avevano sofferto trauma cranici - lo studio ha osservato come in media tra i soldati ripresisi da commozioni cerebrali di vari livelli - dai più leggeri ai più intensi - il rischio di manifestare il Parkinson è risultato più elevato del 71%.
Una volta cioè considerati tutti gli altri potenziali fattori rischio tra i soggetti studiati.
fonte: ansa
Dalle evidenze emergenti sui biomarcatori plasmatici alle nuove traiettorie molecolari: il congresso AD/PD 2026 segna una svolta verso una medicina di precisione sempre più concreta nella malattia di Alzheimer.
Un nuovo biomarcatore potrebbe aiutare a prevedere come evolverà il Parkinson, supportando terapie più mirate nei primi anni.
La percezione del tatto non dipende solo dal contatto fisico: il cervello sente un tocco solo se riconosce quella parte del corpo come propria.
Protocollo tra Società Italiana di Neurologia, Croce Rossa Italiana e Fondazione Aletheia. Avviata una campagna nazionale sulla salute del cervello.
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